19 marzo 2026. Festa di San Giuseppe. Festa del Papà.
19 MARZO, 2026
«𝐷𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑜𝑛𝑛𝑜, 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝑓𝑒𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑙’𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒» (𝑀𝑡 1, 24).
C’è un uomo, nei Vangeli, che non pronuncia una sola parola.
Non un discorso, non una preghiera ad alta voce, non una protesta, non un lamento.
Eppure, quest’uomo silenzioso ha salvato la vita al Figlio di Dio.
Quest’uomo è 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞.
«𝐃𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐧𝐧𝐨, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐟𝐞𝐜𝐞».
𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝑓𝑒𝑐𝑒. Non parlò, non discusse, non temporeggiò: fece.
In una sola parola è racchiuso il segreto della paternità secondo Dio.
Giuseppe non è il padre delle belle parole, dei proclami solenni, delle promesse disattese. È il padre del fare, dell’obbedienza concreta, del gesto che precede e supera ogni dichiarazione.
Viviamo un tempo saturo di parole.
Parole che si moltiplicano sui nostri schermi a velocità vertiginosa, parole che promettono e non mantengono, parole che seducono e tradiscono, parole che riempiono l’aria, ma lasciano vuoto il cuore.
Il mondo è sempre più pieno di “voci”, ma orfano di padri.
«𝐃𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐧𝐧𝐨, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐟𝐞𝐜𝐞».
𝐼𝑙 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 non è mutismo: è eloquenza dell’azione.
Giuseppe tace e accoglie una sposa che porta in grembo un mistero più grande di lui. Giuseppe tace e si alza nella notte per portare in salvo il Bambino dai sicari di Erode. Giuseppe tace e lavora il legno per dare pane a una famiglia che custodisce il destino del mondo.
Giuseppe tace e insegna a Gesù, il Verbo eterno del Padre, a pronunciare le prime parole umane.
Quale paradosso! Il Silenzioso che insegna a parlare alla Parola. Il falegname che modella con le sue mani callose il legno, come un giorno il Figlio sarà modellato sul legno della croce. Nulla è casuale nell’economia della salvezza.
«𝐃𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐧𝐧𝐨, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐟𝐞𝐜𝐞».
Oggi celebriamo la 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐩𝐚̀ in un tempo che conosce una drammatica 𝑒𝑐𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑖.
Non mancano solo i padri biologici e già questo è un dramma epocale, in una Europa che non genera più figli e che invecchia senza futuro.
Mancano i padri spirituali, quelli che sanno indicare la strada senza imporla.
Mancano i padri educatori, quelli che sanno dire “no” per amore e non per imporsi.
Mancano i padri nella vita pubblica – nella politica, nell’economia, nella cultura – uomini capaci di anteporre il bene comune all’interesse personale, la verità alla popolarità, il servizio al dominio.
𝐒𝐚𝐧 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨, nella 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝐸𝑓𝑒𝑠𝑖𝑛𝑖, ci ricorda una verità fondamentale: «𝑂𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 ℎ𝑎 𝑜𝑟𝑖𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑎 𝐷𝑖𝑜 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒» (𝑐𝑓 𝐸𝑓 3, 14-15).
Ogni paternità è benedizione divina, dunque ogni paternità tradita, abdicata, rifiutata è una ferita inferta al disegno di Dio sull’umanità.
Quanti figli, oggi, sono orfani di padre pur avendo un padre in vita!
Quanti giovani crescono senza una mano forte e tenera che li accompagni, senza una voce che li chiami per nome, senza un esempio da seguire!
Quante famiglie sono spezzate dall’assenza – fisica, affettiva, spirituale – dei padri!
Scriveva 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨: «𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝑓𝑢 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒. 𝐸 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑓𝑢 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒, 𝑚𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑑𝑒» (𝑖𝑛 «𝐷𝑖𝑠𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜» 51, 20).
𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐦𝐨 così insegnava: «𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒, 𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑒𝑐𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑙’𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒, 𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒» (in «Omelie sulla Lettera agli Efesini», 21).
Parole sagge, queste, che dicono che la paternità non si esaurisce nel momento biologico della generazione, ma si compie ogni giorno nel gesto paziente, silenzioso, fedele del prendersi cura.
Oggi, nella preghiera, consegniamo a San Giuseppe 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 e tutti coloro, uomini e donne, che portano un nome derivato dal grande Santo.
𝐀𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐚𝐥 𝐏𝐚𝐩𝐚.
San Giuseppe è il Patrono della Chiesa: che il Santo Padre 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐗𝐈𝐕 sia custodito nell’esercizio della sua paternità universale, perché la Chiesa conosca – già nei Vescovi, nei Sacerdoti e nei Diaconi – padri spirituali santi, generosi e fedeli.
𝐀𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐩𝐚𝐩𝐚̀.
A quelli che sono sulla terra, specie quelli che faticano di più, che lavorano senza sosta per dare pane e futuro ai loro figli, che combattono ogni giorno per non arrendersi.
A quelli che sono in Cielo, nella comunione dei santi, e che da lassù continuano a vegliare su di noi.
𝐀𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢.
San Giuseppe è anche il loro Patrono. Il lavoro è preghiera, è dignità, è partecipazione all’opera creatrice di Dio.
Preghiamo perché a nessuno sia tolto il diritto a un lavoro onesto e giustamente retribuito.
𝐀𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ – educativa, spirituale, sociale, politica – perché siano padri secondo il cuore di Dio e non secondo la logica del potere.
𝐌𝐢𝐨 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 è in Cielo.
Tutti i 𝐦𝐢𝐞𝐢 𝐏𝐚𝐝𝐫𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢, che mi hanno segnato con il loro amore indelebile, sono in Cielo: a loro, nell’Eucaristia, il mio ricordo grato.
E a tutti noi che camminiamo sulla terra, la parola dell’Angelo che svegliò Giuseppe nella notte: «𝑁𝑜𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑒𝑟𝑒!» (𝑐𝑓 𝑀𝑡 1, 20).
Destiamoci allora… e facciamo!
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