Dal Discorso di Papa Francesco un grande monito all’impegno.
Le consegne al laicato cattolico italiano.
Conclusasi la 50^ Settimana Sociale dei Cattolici d’Italia a Trieste, siamo tutti tentati di tirare bilanci e di ogni sorta. Credo, piuttosto, che sia fondamentale centrarsi su qualcosa di stabile e duraturo, che possa far crescere la nostra sensibilità e il nostro impegno sociale.
Ciò vale certamente per il Discorso di Papa Francesco, ricco di indicazioni, di raccomandazioni, di consegne che devono essere sinceramente accolte.
Rileggo con Voi alcuni preziosi passaggi di questo Discorso. Lo faccio nella duplice veste di anziano del RnS e di presidente di AnimAzione, evidenziando alcuni ragionamenti del Santo Padre e alcune “parole chiave” che non vogliamo passino inosservate.
Vorrei, in poche parole riassumere quanto Francesco consegna a tutti i laici cristiani:
- Al cuore della democrazia è la persona e le comunità.
- Se il cuore è ferito deve essere risanato.
- L’amore, come carità politica, è fonte di guarigione e di slancio per il bene comune.
- La fede, come impegno, è fonte di valorizzazione carismatica e ministeriale per realizzare, dal basso, progetti creativi.
- Siano i giovani i protagonisti di un nuova presenza; giovani ben formati con la Dottrina sociale della Chiesa.
- Occorre fare questo ricordando che il tempo supera lo spazio e che serve generare processi più che occupare luoghi.
Segue ora un estratto del testo dettato dal Pontefice a Trieste.
« Nel mondo di oggi la democrazia non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo.
Nel 1988 l’Episcopato italiano ha ripristinato le Settimane Sociali. Cito le finalità: “Dare senso all’impegno di tutti per la trasformazione della società…; dare sostegno al ritorno di un’etica sollecita del bene comune”.
C’è un’immagine che riassume tutto ciò che avete scelto come simbolo di questo appuntamento: il cuore. Possiamo immaginare la crisi della democrazia come un cuore ferito.
Rimangono fecondi i principi di solidarietà e di sussidiarietà. Un popolo si tiene insieme per i legami che lo costituiscono, e i legami si rafforzano quando ciascuno è valorizzato. Ogni persona ha un valore; ogni persona è importante. La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal “fare il tifo” al dialogare. Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile.
La seconda riflessione è un incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato. A me piace pensare che nella vita sociale è necessario tanto risanare i cuori. E per questo occorre esercitare creatività. Se ci guardiamo attorno, vediamo tanti segni dell’azione dello Spirito Santo nella vita delle famiglie e delle comunità. La fraternità fa fiorire i rapporti sociali; e d’altra parte il prendersi cura gli uni degli altri richiede il coraggio di pensarsi come popolo. Una democrazia dal cuore risanato continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario.
Come cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. Dobbiamo essere voce, voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Tanti. Questo è l’amore politico. A questa carità politica è chiamata tutta la comunità cristiana, nella distinzione dei ministeri e dei carismi. Formiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che è a corto di passione civile.
Non manchi al laicato cattolico italiano la capacità di “organizzare la speranza”. Questo è un compito vostro, di organizzare. Organizzare anche la pace e i progetti di buona politica che possono nascere dal basso. Perché non rilanciare, sostenere e moltiplicare gli sforzi per una formazione sociale e politica che parta dai giovani? Perché non condividere la ricchezza dell’insegnamento sociale della Chiesa? Possiamo prevedere luoghi di confronto e di dialogo e favorire sinergie per il bene comune.
Tante volte pensiamo che il lavoro politico è prendere spazi: no! È scommettere sul tempo, avviare processi, non prendere luoghi. Il tempo è superiore allo spazio e non dimentichiamo che avviare processi è più saggio che occupare spazi. Io mi raccomando che voi, nella vostra vita sociale, abbiate il coraggio di avviare processi, sempre. È la creatività e anche è la legge della vita ».
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