Incontro Sacerdotale

6 FEBBRAIO, 2021

Messaggio di Salvatore Martinez

Carissimi Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e Seminaristi presenti,

Vi saluto con affetto, i più giovani come i più anziani tra Voi.

Saluto quelli che sono rinati a vita nuova nello Spirito dall’incontro con il Rinnovamento; quanti simpatizzano per l’esperienza carismatica;
quanti semplicemente ospitano un Gruppo del Movimento;
quanti sono stati invitati a partecipare per la prima volta a un Incontro sacerdotale nella linea del RnS.

Con molti di Voi ci ritroviamo a tre mesi di distanza dai nostri Esercizi Pastorali, che tanto bene ci hanno fatto in questo tempo segnato dalla pandemia e bisognoso di nuovo amore sacerdotale.

E con altri tra voi, ci rivediamo all’indomani della nostra 44^ Conferenza Nazionale Animatori, un’assise che ho definito “programmatica e profetica” intorno al tema: “E voi siete tutti fratelli” (Mt 23, 8). “Nessuno si salva da solo” (Fratelli tutti, 32).

Programmatica, perché vogliamo scrivere insieme un nuovo programma di prossimità, elaborando nuovi impegni di carità fraterna a vantaggio di tutti.

Profetica, perché sappiamo che c’è bisogno di essere fari nella notte, di accendere nuove luci, di dare il calore di un affetto maggiore alla gente, quello che ci proviene dalla fede carismatica.

Ripeto quanto ho detto: se questo tempo è segnato dalla pandemia, è al contempo bisognoso di nuovo amore sacerdotale.

Sì, sacerdotale, perché vedete, tanti sono gli amori che provengono dal cuore dell’uomo, ma davvero unico, impareggiabile è l’amore sacerdotale, quello di un uomo che ha deciso di amare alla maniera di Cristo, come Cristo, con Cristo, per Cristo, in Cristo.

Siate allora benedetti, nel nome del Signore, e anche Voi beneditemi in forza del Vostro amore sacerdotale!

Mi rivolgo a Voi con un semplice Messaggio, introducendomi subito con un pensiero di Papa Francesco.

Lo desumo dalla Enciclica “Fratelli tutti”, al n. 215. Una frase che il Pontefice fa sua perchè in realtà è del celebre poeta brasiliano Vinicius De Moraes, scritta nel 1962: “La vita è l’arte dell’incontro, anche se nella vita ci sono tanti scontri” (in “Samba della benedizione”).

E’ proprio vero: la vita è una meravigliosa esperienza di incontri e scontri; è una giostra di gioie e dolori, di appuntamenti goduti e mancati con l’amore di Dio.

Che tristezza se dovessimo aver mancato noi, proprio noi, l’incontro con Dio, quell’esperienza personale che davvero cambia la vita; ancor peggio, se dovessimo registrare che la nostra vita umana è in scontro con la Sua vita divina.

Sì, anche per noi vale questa massima: incontriamo Dio, ci lasciamo incontrare da Lui o siamo allo scontro con Lui?

E guardando a questo tempo pandemico, se il volere universale di Dio è servire l’uomo, questa volontà si scontra forse con le nostre paure, omissioni, ripiegamenti o deleghe?

Agli inizi della sua missione profetica, in un tempo assai difficile per Israele, non meno del nostro, il giovane profeta Geremia, per comando del Signore, ebbe a dire: “Neppure i sacerdoti si domandano: dove è il Signore?” (Ger 2, 8).

Dove è il Signore nella mia vita?
Dove è il Signore in questa pandemia?
Dove è il Signore nella Chiesa di Papa Francesco?
Dove è il Signore nella mia Chiesa?
Dove è il Signore nel RnS?

Una grande responsabilità ci è data: siamo sacerdoti, innanzitutto, perché per primi dobbiamo sforzarci di comprendere “dove è il Signore” e poi farci trovare per primi lì dove Egli è, lì dove il Suo popolo attende di essere servito.

Sacerdote significa: “stare dalla parte” del Signore, “prendere parte” al Suo ministero salvifico, “essere parte” del Suo programma di misericordia per il mondo.

Dunque, essere “sacerdoti del Signore” non è un modo di dire e ha implicazioni ben precise nella nostra vita.

L’Antico Testamento ci presenta il sacerdozio levitico, fatto di culto, di offerta di riti, di accoglienza dei fedeli nel Tempio.

Nel Nuovo Testamento la parola “sacerdozio” praticamente scompare, se non in riferimento alla persona di Gesù più che al Suo ministero, alla Sua “unzione spirituale” più che alle funzioni proprie del sacerdote.

Gesù, il nostro “grande sommo sacerdote” (Eb 4, 14), introduce un altro sacerdozio, un nuovo sacerdozio e mostra la superiorità del Suo sacerdozio, del sacerdozio cristiano, su ogni altra forma di sacerdozio proprio di una tradizione religiosa o religione.

In cosa consista questa superiorità lo facciamo dire all’Autore della Lettera agli Ebrei: “Gesù, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore” (Eb 8, 24-25).

Tradotto e applicato a noi: “Gesù salva tutti quelli che per mezzo di noi, sacerdoti di Gesù Cristo, si avvicinano a Dio”.

C’è dunque nelle nostre mani un potere salvifico che nessun altro sacerdozio possiede, una potenza spirituale che può fare nuovo il mondo intorno a noi.

Pertanto, se la domanda pocanzi era “Dove è il Signore?”, la questione adesso diventa un’altra:

“Dove sono io, sacerdote del Signore?”
“Dove è la Sua unzione di potenza nella mia vita?”

Allora: dove sto ponendo il mio ministero salvifico, in un momento in cui tutti invocano la salvezza, in cui Satana sta tentando e vessando famiglie e istituzioni servendosi di due preziose armi:

  • la promessa del denaro, per vincere le povertà generate dal virus;
  • le forze umane della scienza e della politica, per vincere la paura di vivere che è nel cuore della gente?

Due risposte umane, materiali, a due bisogni spirituali, che dunque necessitano dello Spirito Santo e di un sacerdozio nello Spirito Santo che possa soddisfarle.

Ed eccoci al punto: il RnS ci ha fatto comprendere che si è “sacerdoti del Signore” se si è “sacerdoti nello Spirito Santo”.

Lo ripeto, sacerdoti nell’unzione e non nelle funzione richiesta!

Io ritengo che mai come in questa stagione il RnS possa essere un grande beneficio, un grande stimolo, una svolta per tanti sacerdoti impigriti, delusi, polemici o semplicemente assenti.

E se tu, come credo, sei qui stasera per dimostrare l’esatto contrario di quanto ho appena detto, e cioè che sei forte nelle promesse del Signore, che sei pieno di consolazione dallo Spirito Santo, che hai le mani piene di carità fraterna, ebbene allora Tu hai la responsabilità di dare questa testimonianza ad altri, di segnare un’inversione ecclesiale di tendenza, di diventare causa di Rinnovamento nello Spirito per molti intorno a Te.

Solo se ripartiamo dallo Spirito Santo ritroveremo il bandolo della matassa. Siamo come nel labirinto di Arianna: ci giriamo e rigiriamo e non ne veniamo a capo, a capo della crisi di fede, di speranza e di carità che la stessa Chiesa sta vivendo.

Vorrei incoraggiarVi con tutte le mie forze a osare di più: è il momento di farlo! 

E’ il momento di dare alle nostre domeniche il coraggio dei giorni feriali, alle nostre liturgie il respiro di un cantiere dove si lavora per costruire quel regno di Dio che, ricorda san Paolo, è “regno di giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (Rm 14, 17), il respiro di un’intercessione che non alza solo le mani al Cielo, ma le tende operose verso tutti, in mezzo a tutti, nelle case di tutti, nelle strade degli uomini.

Vi chiedo di aprire la carovana della “Chiesa in uscita”, voluta da Papa Francesco, per aiutarci a fare del RnS un’avanguardia di speranza in mezzo a tante disperazioni e solitudini: se ci sono tanti “pazienti del coronavirus”, noi vogliamo essere i “pazienti del Signore”, quelli che non si arrendono, che servono per primi e chiamano gli altri a servire.

C’è tanto lavoro benedetto da fare! Io vi confesso che non ho mai sofferto e lavorato e lottato e sentito il mio ministero utile così tanto come nel 2020.

Vi prego:

  • teniamo le Chiese aperte anche la sera, fino a che è consentito;
  • ridiamo il gusto perduto della vita comunitaria alla gente, attirandola di nuovo alla comunità;
  • facciamoci trovare pronti e disponibili se c’è da animare, da servire, da offrirsi, da accompagnare, da andare. In una sola parola, da amare!

Mi congedo da Voi con il cuore lieto, perché so che mi avete ascoltato, so anche che onorate la vocazione a essere “sacerdoti del Signore, sacerdoti nello Spirito Santo” e lo farete ancora di più.

Vi affido all’intercessione paterna di san Giovanni Paolo II, con pochi versi di una sua composizione giovanile intitolata “Canto del Dio nascosto” (1958): “L’amore mi ha spiegato ogni cosa, l’amore ha risolto tutto per me – perciò ammiro questo Amore dovunque Esso si trovi”.

Sì, “Esso”, l’Amore possa sempre essere ammirato da noi. Alleluja!

Salvatore Martinez

Titolo del paragrafo/citazione (se è una citazione metterla in corsivo)

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