La crisi delle Istituzioni

7 MARZO, 2022

Il fenomeno istituzionale più evidente del XXI secolo è l’assetto “multilivello” del sistema mondializzato.

Il fenomeno istituzionale più evidente del XXI secolo è l’assetto “multilivello” del sistema mondializzato. Oltre lo Stato, infatti, si collocano realtà sovra statali sempre più e meglio istituzionalizzate, oltre che una realtà nuova, ma ormai consolidata, fondamentale per l’Italia, che è l’Unione Europea.

Al contempo, è sempre più evidente il peso, anche istituzionale, dei grandi attori del sistema economico-finanziario globale, anche se il conflitto in Ucraina mostra come il sistema resti altamente instabile.

Fallita la strategia dell’“esportazione della democrazia”, con la rocambolesca fuga da Kabul, l’assetto del mondo multipolare è in forte e continua evoluzione.

Questo cambiamento è particolarmente evidente anche dal punto di vista dell’Italia: un processo che si definisce, fin dall’Unificazione, nel quadro più ampio dell’instabile assetto della politica internazionale, ma anche nelle sue complesse articolazioni interne.

L’Italia è, costitutivamente, una realtà articolata. Anzi, riconoscere l’articolazione, e le integrazioni infra e sovra statali, permette di svilupparne le migliori potenzialità.

In questo schema si colloca la politica contemporanea; uno schema molto complesso, che sfugge al costituzionalismo tradizionale, anche per l’intreccio dei piani con il sistema economico.

Sorgono almeno due interrogativi strutturali, che potremmo così formulare:

Chi gestisce questo sistema multilivello?
Come si configura la rappresentanza?

Due interrogativi che ne introducono un altro, ovvero sullo spazio, sugli spazi e le linee della politica.

A partire da un’indicazione, che è poi una istanza di fondo, chiaramente espressa da papa Francesco in due riprese: al 2° Incontro mondiale dei Movimenti popolari, a Santa Cruz de la Sierra, il 9 luglio 2015; e all’evento “The Economy of Francesco – I giovani, un patto il futuro”, svoltosi ad Assisi, l’11 novembre 2020:

“Abbiamo bisogno di un cambiamento, vogliamo un cambiamento, cerchiamo un cambiamento”

Un’istanza forte, che si declina in ordine alle tre questioni politiche globali aperte: “la questione sociale, quella educativa e quella ambientale”.

Tanto l’istanza di fondo che gli elementi dell’“agenda” sono chiari. Di più, sono articolati in diverse sedi. Pur chiaramente espressi, richiamano un grande problema struttale: quali forze, e come, possono farsi carico del perseguimento coerente di questi stessi obiettivi?

Finita e non più riproponibile, sia per l’indicazione dello stesso Pontefice, che per l’assenza di un bacino omogeneo di riferimento, la strada delle forze politiche “d’ispirazione cristiana”, l’indicazione per il momento sembra quella di alleanze e progettualità ad hoc, ovvero stimolando e supportando energie operanti in diversi contesti e anche in diverse realtà e strutture.

Una strada coerente con il quadro strutturale dell’Italia contemporanea che, di certo, richiede non meno ma più forza di proposta, di elaborazione ed anche, inevitabilmente, di organizzazione.

Di tutto ciò non sembrano intravedersi i contorni, piuttosto gli ampi spazi di manovra, per quanto non mancano esperienze, iniziative, energie la cui realtà e operosità indicano come non possano che essere nuove e adeguate ad un quadro in continua trasformazione, le necessarie forme organizzative, nel senso del supporto, della comunicazione, del reciproco sostegno.

Per questo può, comunque, essere utile ritornare ai due interrogativi iniziali, in particolare proprio al tema della rappresentanza, che muta pelle.

I partiti “cartellizzati”, di fatto, sono ormai soprattutto delle istituzioni impermeabili, anche se ovviamente necessari al funzionamento delle democrazie. Di qui, da un lato le istanze per uno sviluppo in senso “verticale”, ovvero la concentrazione del potere e delle decisioni in senso sempre più “presidenzializzato”; dall’altro le forme di rappresentanza “immediata”, individualizzata, legata a movimenti collettivi di effimera durata.

Tra queste polarità diminuisce lo spazio intermedio, ovvero, per usare una parola antica della Dottrina sociale, ma anche della cultura politica democratica, la dimensione “sussidiaria”.

Ma questa, forse, può essere la sola strada, antica e presente, per offrire una coerente e innovativa prospettiva di senso, d’impegno e operosità.

Altri Articoli

Share This