Laicato carismatico

LUCCA, 27 MARZO 2022

Carissime, carissimi qui presenti e Voi tutti che ci seguite in diretta streaming.

La Vostra partecipazione è motivo di gioia. Onoriamo così, con la nostra comunione, una bella pagina del Giubileo d’Oro del Rinnovamento in Italia. Grazie!

Siamo davvero lieti di stare con Voi e di condividere il dono di questo Incontro tanto desiderato.

La nostra presenza è, prima di ogni cosa, un atto di gratitudine allo Spirito Santo. È Lui che ci ha concesso di esperimentare la provvidenziale amicizia spirituale tra diversi carismi e movimenti nella Chiesa.

Noi che Vi parliamo, questa sera, da questo tavolo, siamo davvero, prima di ogni cosa, amici nel Signore. La storia del RnS si è intrecciata con quella del Movimento dei Focolari e di Comunione e Liberazione, in tanti anni di collaborazione a vari livelli. Ho avuto il privilegio di esperimentare questo provvidenziale disegno dello Spirito negli ultimi 25 anni trascorsi.

La mia vita, il mio ministero, in Italia e all’estero, sono stati segnati, tra tanti altri Fondatori, dalla vicinanza e dalla cordialità di Chiara Lubich e di don Luigi Giussani, dai loro carismi e dall’affetto condiviso con i loro figli e le loro figlie spirituali.

Il Giubileo d’Oro che il RnS sta vivendo non vuole essere in alcun modo un momento di vanagloria. Piuttosto, l’occasione per chiedere perdono allo Spirito Santo per tutte le nostre non corrispondenze e soprattutto per dire grazie, per fare memoria grata del cammino intrapreso. Veniamo a Lucca per sciogliere un debito d’amore e per raccontare un amore forte, che ci muove, che urge in noi. È per questo che insieme vogliamo parlare di carismi e onorare lo Spirito Santo.

Il 30 maggio del 1998, in Piazza san Pietro, san Giovanni Paolo II segnalava in modo inedito l’originalità e l’utilità delle tante esperienze carismatiche che adornano la Chiesa e che rendono milioni di cristiani nel mondo testimoni dello Spirito e di una realtà, la Pentecoste, il cui dinamismo non si è certo esaurito con l’evento storico di Gerusalemme.

Quel sabato, vigilia di Pentecoste, avveniva qualcosa di straordinario: una sorta di normalizzazione del profilo carismatico della Chiesa. Fino a quel giorno, “carismatici” era, per molti, sinonimo di “bizzarri”, alternativi, quando non “settari”.

Era san Giovanni Paolo II a presentarci gli uni agli altri, chiedendoci di abbracciare unitariamente, con una nuova fiducia vicendevole, la grande sfida dell’avvenire del Vangelo e della fede in Gesù Cristo nel Terzo Millennio. Certo, un millennio, il nostro, che è iniziato con grandi travagli, non meno del secolo che ci siamo lasciati alle spalle; un millennio che rivela un enorme bisogno della presenza e dell’azione carismatica dello Spirito Santo, per colmare, lenire, guarire le paure, le inquietudini, le sofferenze che sono nel genere umano.

Saranno Benedetto XVI nel 2006 e Papa Francesco nel 2013, sempre in Piazza San Pietro, a rinverdire il gesto di san Giovanni Paolo II, riproponendo quella che è passata alla storia come la “Pentecoste dei Movimenti”, per ridire l’attualità di una nuova evangelizzazione carismatica e di una missionarietà misericordiosa nella Chiesa e per il mondo.

Siamo a Lucca, nella città che fu scenario benedetto di un nuovo annuncio del ritorno dello Spirito Santo nelle nostre vicende contemporanee, grazie alla straordinaria missione profetica della Beata Elena Guerra, che non esiterei a definire “la protettrice” dei Movimenti e delle Nuove Comunità Carismatiche sorte nel Novecento, prima e dopo il Concilio Vaticano II.

È interessante che questa sera, qui, noi prendiamo la parola parlando sì di guerra, ma di Elena Guerra, apostola dello Spirito di vita e non apostola dello spirito di morte.

Questa città, Lucca, grazie alla fede carismatica di Elena Guerra, fu eletta da Dio come luogo privilegiato dello Spirito, scelta come segno del ritorno del grande dimenticato, del grande sconosciuto, lo Spirito Santo. Papa Leone XIII volle dare ascolto alle mozioni di Elena e così la Chiesa vedrà il ripristino della Novena di Pentecoste (1895), la prima enciclica dedicata allo Spirito Santo “Divinum Illud Munus” (1897) e la solenne consacrazione del Novecento allo Spirito Santo, secolo che p. Raniero Cantalamessa definisce “il secolo del più grande risveglio spirituale della storia della cristianità”.

Che straordinaria anima fu la Beata Elena Guerra! Una vera amica dello Spirito Santo, antesignana di quel linguaggio spirituale che il Novecento ha poi fortemente riscoperto, grazie alle dinamiche, ai metodi, alle pedagogie proprie dei Movimenti e delle Nuove Comunità.

Tutte le energie vitali di Elena furono spese per diffondere la conoscenza e l’esperienza dello Spirito, con un’intelligenza dottrinale e pastorale di rara levatura.

“Io bramavo un generale ritorno dei fedeli allo Spirito Santo, perché lo Spirito illuminasse tante menti cieche, purificasse tanti cuori insozzati dal vizio e così incominciasse il sospirato rinnovamento della faccia della terra”
(in “Il Nuovo Cenacolo”)

Ci fa bene ricordare, perché troviamo forti analogie con il nostro tempo, che il profetismo di Elena è figliato dallo Spirito Santo in un’epoca, la seconda metà dell’Ottocento, spiritualmente povera, turbata dallo scientismo, dal naturismo, dalla Massoneria con la sua massiccia organizzazione, dal Positivismo con le sue conclusioni materialistiche, dai Movimenti politici con le loro tendenze anticlericali e antipapali, dal Modernismo con le sue premesse e deduzioni pericolose per la fede.

Erano anni in cui gli avvenimenti storici sollecitavano la Chiesa a ridisegnare il ruolo dei cattolici nei rapporti con la società civile. I rapporti tra Chiesa e Stato si inasprivano; il divieto dei cattolici di partecipare alla vita politica si accompagnava al declino della classe politica e all’involuzione dello Stato liberale, l’affacciarsi della questione sociale e del lavoro erano lo sfondo dei mutamenti e della crisi spirituale che accompagnava il passaggio al secolo Novecento.

La visione spirituale della realtà portò Elena Guerra a denunciare con forza una fossilizzazione della vita religiosa, orientata verso un arido moralismo e ritualismo, una carenza di formazione e tanta tiepidezza che Elena ravvisava anche nella formazione dei sacerdoti e nella vita tutta della Chiesa.

L’intuizione profetica di Elena Guerra fu quella di recuperare il senso della Pentecoste, la soggettività e il protagonismo dello Spirito Santo, di coscientizzare la Sua opera in noi e la nostra corrispondenza alle Sue multiformi ispirazioni e mozioni, di far comprendere la missionarietà cristiana nel Suo compiersi mediante lo Spirito Santo.

Elena Guerra: una donna compromessa con lo Spirito Santo. Mi sembra questa una meravigliosa definizione dei carismatici: persone compromesse con lo Spirito Santo.

Nel 2005, qui a Lucca, in questo stesso luogo e in altri siti della Città, il sogno di Elena Guerra – lo Spirito Santo protagonista nella storia umana e nella vita della Chiesa – ebbe un felice esaudimento. In collaborazione con Chiara Lubich e con Andrea Riccardi, Comunità di Sant’Egidio, lanciammo a noi stessi una grande sfida: rileggere il Novecento in chiave spirituale, per toccare con mano la Cultura della Pentecoste, i segni della presenza luminosa dello Spirito, nel racconto di alcuni protagonisti. Nacque così un Convegno Internazionale con 60 testimoni provenienti da tutto il mondo, alla presenza di un uditorio di 1200 invitati. Fu meraviglioso cogliere la delicata e potente presenza dello Spirito nelle opere di carità, nella cultura, nella vita della società, nella politica, nella giustizia, nell’economia nell’ultimo secolo del secondo millennio.

Dunque, il nostro, oggi, è un ritorno. Siamo qui, di nuovo, per ascoltare lo Spirito Santo, per ascoltarci, per imparare l’unità, per dire che è necessario un supplemento di passione, di comunione e impegno per questo nostro mondo che langue, per le nostre Chiese locali che patiscono assenza di fedeli.

Ci convoca qui lo Spirito Santo, ci convoca perché e la storia che ci invoca. Invoca carismi, dunque una nuova missione storica dello Spirito nel tempo che viviamo.

Lo Spirito Santo ha suscitato oggi Papa Francesco, così come Leone XIII alla fine dell’Ottocento, per ricordarci che soprattutto nei momenti più bui della storia lo Spirito Santo provoca, chiama, lavora, elegge, libera, forma uomini e donne carismatiche, attrezzandoli nel grande combattimento spirituale che segna il tempo della crisi. Sì, lo Spirito sta parlando e grida alle coscienze; dischiude nuovi orizzonti di preghiera, di discernimento, di pace, di giustizia e di fraternità per tutti gli uomini.

L’altro ieri, nell’Omelia alla Celebrazione Penitenziale e Atto di Affidamento al Cuore Immacolato di Maria, Papa Francesco ha affermato:

“Noi da soli non riusciamo a risolvere le contraddizioni della storia e nemmeno quelle del nostro cuore. Abbiamo bisogno della forza di Dio, che è lo Spirito Santo. Abbiamo bisogno dello Spirito d’amore… quello Spirito che ci dà l’armonia, perché Lui è l’armonia. Tante cose domandiamo al Signore, ma spesso dimentichiamo di chiedergli ciò che è più importante e che Lui desidera darci: lo Spirito Santo!”

Cosa significano queste parole per noi? Noi siamo figli della promessa più esaltante di Gesù, che è compimento di tutte le Sue promesse salvifiche: la Pentecoste. Il Cristo morto e risorto ha ancora bisogno di testimoni che lo abbiano incontrato, di uomini e donne che lo hanno conosciuto intimamente, proprio attraverso la forza dello Spirito Santo. 

Questa forza evocata da Francesco, nulla ha a che fare con le forze umane, la forza del potere, del denaro, della tecnica, delle armi, delle culture dominanti avverse alla dignità umana. È forza divina quella che scaturisce dalla Pentecoste, da sempre umiliata dall’orgoglio umano; forza divina, la sola che nello Spirito Santo unisce ciò che è diviso, allarga frontiere di pace, conduce gli uni verso gli altri, placa tutte le guerre che nascono nel cuore dell’uomo. Sì, come ricorda Gesù, nel cuore dell’uomo se non è visitato dallo Spirito Santo e abitato dai suoi frutti di amore, gioia e pace.

Pensando all’orrenda guerra in corso nel cuore dell’Europa cristiana, siamo solidali con i nostri fratelli nella fede e con quanti soffrono l’infamia di Cristo a causa dell’ingiustizia generata dall’insipienza umana, che è anche figlia della trascuratezza dei carismi sapienziali assicurati dallo Spirito Santo. Ogni guerra, ogni povertà umana, ogni svilimento della dignità umana sono deficit di Spirito Santo, sono languore di carismi, sono tradimento del Vangelo di Cristo che solo nello Spirito Santo è possibile dire e dare al mondo.

Siamo attratti dal grido di chi sta invocando Dio e non lo trova e per questo vogliamo insieme rinnovare la nostra fede nello Spirito Santo, nella sua unzione carismatica sempre causa di nuovi esiti, di nuove ispirazioni, di nuovi invii.

Questa è la sfida che abbiamo dinanzi, che noi per primi vogliamo abbracciare. È nostra responsabilità di fede che questo mondo sia ordinato dallo Spirito di Dio e disponibile agli autentici bisogni dell’uomo.

Lo Spirito ci apre alla solidarietà con il mondo. L’inquietudine del mondo è già invocazione dello Spirito. Il peccato del mondo è già ricerca della grazia! Lo Spirito non ci chiede di rispondere con l’intimismo della fede, né con un entusiasmo irresponsabile.

 Lo Spirito è comunicazione, non silenzio. È presenza, non assenza. È volontà di bene, non indifferenza. È assunzione di responsabilità, non pigrizia. È consenso interiore, non dissenso esteriore.

Pentecoste è un’operazione divina, non è iniziativa umana, non fa i conti con le nostre abilità o con le nostre scelte. È Dio che sceglie ed è ancora Dio che si manifesta con potenza quando trova cuori pronti, come terreni dissodati.

Quanti cristiani sembrano vivere un’esistenza “prepentecostale”, intrisa di rassegnazioni e di solitudini. Quante chiusure all’azione carismatica dello Spirito Santo; quanti ritardi nell’assumere la Sua guida interiore in un vero cammino di conversione e di rinnovamento spirituale.

Una bellissima preghiera del XIV secolo recita: «Noi siamo l’unica Bibbia, che tutti gli uomini leggano ancora. Noi siamo l’ultimo appello di Dio, scritto in parole e in opere». 

Nello Spirito Santo noi possiamo trasformare l’“oggi” degli uomini nell’“oggi” di Dio, nell’ora dei carismi, nel tempo dell’effusione dello Spirito.

Spesso siamo indotti in errore nel ritenere che la nostra vita cristiana sia già completa in tutto, mentre ogni invocazione dello Spirito deve indurci a ritenere che abbiamo bisogno di completamento, di perfezionamento, di rinnovamento. È per questa ragione che viviamo nel “regime dello Spirito”, dunque di una permanente effusione dello Spirito Santo.

Efficacissimo, a proposito, il commento di San Gregorio Magno: “Nel tempo presente la grazia dell’effusione dello Spirito che ci viene concessa solleva il nostro animo dal modo carnale di pensare e lo esalta fino a fargli disprezzare le cose che passano… Quando seguiamo questo Dio, mediante i segni dei suoi doni, ci viene dato si scorgere le insegne di quel cammino attraverso il quale procediamo verso quel Dio che ancora non vediamo.”.

È il cammino della storia, è l’incarnazione secondo lo Spirito chiesta anche a noi, discepoli di Gesù.

In ascolto dello Spirito, possiamo impegnarci a leggere e a discernere i segni dei tempi, vivendo sulla breccia della storia, nel dialogo e nella compagnia esigente e feconda con tutti gli uomini, senza ambiguità, senza compromissioni con il mondo, senza tradire Gesù nell’indifferenza del tempo.

Sì, l’ora dei carismi non è scaduta. E l’orologio della storia scandisce ancora questo tempo.

Essere carismatici oggi significa assumere la complessità del tempo, districarsi nella complessità con le diverse lingue dello Spirito, significa accostarsi alla realtà del mondo in tutto il gioco dei rapporti storici che lo caratterizzano. Assumere la complessità, mediante i carismi, significa non leggere la storia a partire da uno schema ideologico precostituito, ma lasciarsi inquietare e provocare dallo Spirito di Dio, con una nuova libertà, sopportando il peso di non avere diagnosi già fatte e terapie predeterminate.

Ogni carisma è generato dallo Spirito e genera lo Spirito. Ogni incontro con la persona dello Spirito Santo ci dona la possibilità di “rinascere dall’alto”, di abbracciare una vita nuova, non meno di quanto Gesù propose a un rabbì morigerato e ben praticante come Nicodemo.

Dirsi laici carismatici significa essere chiamati ad essere profeti più che utopisti, a guardare il disordine morale e spirituale del nostro tempo evocando un’altra laicità, un’altra possibilità di essere uomini e donne pienamente incarnati, risolti, pacificati su questa terra.

Essere laici carismatici significa attestare che la nostra fede non è l’“evasione” degli uomini nelle altezze di Dio, ma l’invasione di Dio nelle bassezze degli uomini. Troppo spesso dirsi spirituali, carismatici, ha significato per molti quasi l’elusione di responsabilità umane dinanzi alla storia e non inclusione di Dio nelle trame umane bisognose di essere da noi assunte con compassione e convinzione di fede, senza fare sconti all’impegno richiesto.

I carismi sono soluzioni divine; sono azioni spirituali che necessitano il nostro essere incarnati, non disincarnati. Con i carismi parliamo al nostro tempo. Con i carismi serviamo le necessità del nostro tempo. Con i carismi leggiamo e interpretiamo la storia nell’incomparabile prospettiva cristiana.

Ogni carisma chiede la vita. Ogni carisma merita l’offerta della vita. Ogni carisma diffonde vita divina. Ogni carisma segna la presenza dello Spirito, che indica una vita nuova, una nuova possibilità, una via d’uscita, una modalità di esperimentare il Vangelo.

Essere laici carismatici significa testimoniare che la nostra fede non è mondana, ma è per il mondo. È coinvolta con il mondo, ma deve sconvolgere il mondo.

Essere laici carismatici significa non sapersi, non sentirsi soli. Dentro e fuori di noi è al lavoro lo Spirito Santo.

I carismi ci rendono somiglianti a Cristo, capaci di Cristo.

L’andamento della vita della Chiesa e l’accrescersi del Regno di Dio dipendono, ancor prima che da ogni opera buona, dalla corrispondenza interiore alle grazie spirituali che lo Spirito Santo accorda a chi si sforza di “entrare” nella vita di Dio mediante la preghiera.

Ben ha compendiato tutto questo il Papa Benedetto XVI, a conclusione della sua Enciclica sociale: «Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato. Perciò anche nei momenti più difficili e complessi, oltre a reagire con consapevolezza, dobbiamo soprattutto riferirci al suo amore. Lo sviluppo implica attenzione alla vita spirituale, seria considerazione delle esperienze di fiducia in Dio, di fraternità spirituale in Cristo» (in Caritas in Veritate, n. 79).

È un invito a ritornare nel Cenacolo, secondo la stessa visione profetica che animò la Beata Elena Guerra, per invocare una nuova effusione dello Spirito.

Dobbiamo tornare a “pregare nello Spirito Santo” con più intensità se vogliamo tornare a vivere in armonia con noi stessi, con le nuove generazioni, con le altre religioni, con le differenti visioni del mondo, con la natura e con l’ambiente, se vogliamo rendere la nostra terra sempre più riflesso del cielo, l’uomo e la donna sempre più riflesso del divino, la famiglia sempre più “santuario della vita”, la politica sempre meno luogo di interessi privati e di parte, l’economia sempre meno disumana e fonte d’impoverimento umano.

Pregando fioriscono i carismi; pregando si genera una nuova disponibilità a servire Dio e i fratelli; pregando i carismi si preservano, si alimentano, si perfezionano, si purificano, si completano, si riconciliano, si armonizzano.

Papa Francesco ci sta chiedendo un’animazione secolare in chiave spirituale. Ciò avverrà se sapremo immettere la nostra preghiera, la nostra vita nuova, la nostra capacità profetica di ridare a Cristo la Parola nella storia.

Serve, allora, una preghiera “immissionaria”, che ci immetta nella missione, nella storia, nella vita degli uomini.

Sentiamo tanto parlare di “inclusione sociale”, e se ne parlerà sempre di più, perché la povertà esclude e gli impoveriti aumentano. Ma la povertà è spirituale: la gente chiede di essere inclusa in un nuovo disegno d’amore, dunque nel cuore di Dio.

Ci sarà esclusione sociale finché non ci sarà inclusione spirituale! E non ci sarà Chiesa in uscita finche non sarà in entrata lo Spirito Santo.

Per questo non ci stanchiamo di invocarlo: Vieni Santo Spirito! Vieni e rinnova la faccia della terra!

Come lo Spirito Santo “rinnoverà la faccia della terra?” Con la nostra faccia! Con la faccia della mia anima, con la faccia della mia fede!

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