Libera nos a malo!

26 APRILE, 2020

Il male: ci fa davvero paura, al punto di chiedere al Padre di liberarci da esso? E cosa significa essere liberati dal male?

«Padre, liberaci dal male!». E l’invocazione conclusiva della nostra preghiera. Un’invocazione che, in un certo senso, racchiude tutto ciò che non siamo riusciti a chiedere prima, a chiedere meglio. Liberaci dal male, Padre. Liberaci dal male che è dentro di noi e, allo stesso tempo, liberaci da colui che è il Male.
Liberaci, potremmo dire, da tutto ciò che non sei Tu!
Ecco cos’è il male: ciò che non è Dio. Si, tutto ciò che non è Dio, che non è da Dio è male. Allora potremmo pregare: «Signore, donaci il vero Bene».
Riecheggiano le parole dette da Gesù al giovane ricco: «Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. Egli rispose: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. Ed egli chiese: “Quali?”. Gesù rispose: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso”. Il giovane gli disse: “Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?”. Gli disse Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze» (Mt 19,16-22).
La domanda posta a Gesù è una domanda sul bene, su ciò che è buono; è una domanda che diventa domanda di significato per la vita. La risposta di Gesù riguarda il vero bene, la verità del bene. In primo luogo, però, Egli dirige l’attenzione del giovane al «solo buono», a Colui che «solo è buono»: la domanda sul bene, infatti, è una domanda sul Bene assoluto, su Dio. Poi richiama il giovane alla necessità di «fare il bene», attraverso quei comandamenti che «sono destinati a tutelare il bene della persona, immagine di Dio, mediante la protezione dei suoi beni». Infine, Gesù indica la necessità di una scelta: «Va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19,21).
Per essere liberati dal male bisogna scegliere il bene. Tuttavia, il bene, per essere scelto, deve essere conosciuto. E anche il male deve essere conosciuto, anche se, forse, non fa più tanta paura.
Pregare: «Liberaci dal male» significa chiedere: «Padre, facci conoscere e compiere la verità sul bene».
L’uomo è «colui che cerca la verità!. Ma come cercarla, questa verità? Ecco delinearsi più chiaramente il compito della ragione. L’uomo non solo può conoscere, ma vuole conoscere, spinto da un puro desiderio che egli scopre in se stesso. Come si accorge, l’uomo, di portare dentro questo desiderio? Cosa – potremmo chiederci – aiuta ad accendere questo desiderio, a scoprirlo, a decifrarlo?
È «la meraviglia»! È dalla «meraviglia suscitata in lui dalla contemplazione del creato, dallo stupore nello scoprirsi inserito nel mondo che inizia per l’uomo il cammino della conoscenza.
Sì: la meraviglia rende la nostra ragione capace di osare la verità; potremmo dire che la ragione non è autonoma, non può essere autonoma dalla meraviglia! Perché solo la meraviglia può “salvare” la ragione, a partire da una verità oggettiva che muove l’interiorità e attrae l’intelligenza: il bene!
E compito dell’intelligenza non è solo conoscere la verità delle realtà create, dei fenomeni, del senso delle cose ma anche conoscere la verità sul bene per sceglierlo. «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2).
Si tratta di una vera e propria “metamorfosi” che l’intelligenza umana compie rinnovandosi, al fine di discernere, cioè esaminare, provare, scoprire quel bene che è gradito a Dio e che in sé dona perfezione, “compimento”, felicità, all’essere umano.

Ma come avviene questa metamorfosi?

Nell’infinito orizzonte di quella meraviglia che attrae, motiva e illumina l’intelligenza, trova spazio anche il senso profondo dell’esperienza di fede. Per trovare il Bene, l’intelligenza dell’uomo non basta; cercando il bene l’uomo comprende che l’intelligenza non è la sua unica risorsa: «Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza» (Pro 3,5).
Perché il desiderio che portiamo dentro arrivi a “osare” e a contemplare la verità, a conoscere il bene e il male, all’uomo occorrono, pertanto, entrambe queste «ali»: la ragione e la fede. Potremmo meglio dire: la vera ragione e la vera fede. Due ali chiamate ad aiutarsi e sincronizzarsi, perché il cammino della vita diventi “volo” che conduce l’uomo al suo compimento, cioè all’unico Bene, al solo Buono.
La fede è un dono, certamente. E Dio ha elargito all’uomo il grande dono della libertà, quasi divenendo egli stesso «oggetto della scelta» dell’uomo. Dio si consegna cosi liberamente alla libertà dell’uomo perché, potremmo dire, «ha fede» nell’uomo e nella sua libertà.
Il primo gradino del cammino di fede è un cuore libero perché liberato dal male: «Liberaci dal male, Signore!».
La fede della creatura, liberata e libera di amare, in un certo senso diventa nuovamente la stessa libertà di Dio, da cui tutto è originato. Il cuore che ha incontrato Dio, come Colui che si consegna cosi liberamente alla libertà dell’uomo perché «ha fede» nell’uomo, diventa un cuore che sperimenta la pienezza della libertà nel consegnarsi a Dio perché «ha fede» in Dio!
È il cammino dell’abbandono che ha segnato la vita di tanti santi e che potentemente ci sollecita, ci attrae, ci promette una pienezza di fede non altrimenti raggiungibile. Una pienezza di vita. Una pienezza di bene. È solo l’anima che vive l’abbandono della fede ad avere un pieno discernimento del bene e del male.
È soprattutto nella preghiera che si vive questa vita. Così tutto ritorna alla preghiera. La preghiera del Padre Nostro si ricapitola con la preghiera!
«Padre, liberaci dal male».
È la fede che salva, che libera dal male e che aiuta a ritrovare l’amore; perché consente quell’abbandono che permette a Dio di liberarci dal male. Sì: la libertà dell’uomo, purificata, va davvero riconsegnata al Signore.
In questa consegna c’è l’Amen della nostra vita; l’Amen che è la nostra vita.
Così, in questa fede sentiamo riassunte tutte le parole del Padre Nostro.

Sentiamo il perdono per le nostre insufficienze.
Sentiamo di vivere la fiducia nella Provvidenza.
Sentiamo di desiderare la sua volontà.
Sentiamo incrociarsi il cielo e la terra.
Sentiamo venire il Regno.
Sentiamo l’eco del suo Nome.
Soprattutto, sentiamo e diciamo la parola Padre!
E dinanzi al Padre, che ti ha insegnato a parlare,
a te resta una sola parola: Amen!
Lui è Padre, perciò è Tutto.
E quell’Amen è il tuo tutto.
Quell’Amen sei tu!

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