Papa di tutti, perché Gesù è di tutti!
28 APRILE, 2025
Esequie di Papa Francesco
Ho partecipato alle esequie di Papa Francesco – come già per Benedetto XVI e Giovanni Paolo II – ai piedi del Sagrato, osservando volti di delegazione giunte da tutte le parti del mondo, a vario titolo presenti per onorare la memoria del Santo Padre defunto.
Vorrei dire che è fuorviante, quando ancora si stanno celebrando i funerali del Santo Padre e la Chiesa entra nei 9 giorni di lutto, dare vita a inutili “Totopapa” che archiviano 12 anni di intensissima storia del Cristianesimo, magari catalogandola dentro schemi e slogan, dentro riletture “progressiste e conservatrici”.
Sarebbe assai meglio fare silenzio e invocare lo Spirito Santo, Colui che elegge i Papi, seppure servendosi di “elettori umani”.
La Chiesa è una “teologia”, non una “ideologia”.
Un Papa è un vescovo, prima ancora che il Successore di Pietro, un uomo chiamato a fare entrare e sublimare la propria storia personale dentro una tradizione bimillenaria, con il proprio carattere e temperamento, la propria educazione religiosa, le passioni, le precedenze, i carismi, le esperienze già vissute e conclamate.
Trascurare il fatto che Jorge Mario Bergoglio sia stato un italo-argentino vissuto nella tormentata Buenos Aires di metà Novecento; un gesuita latino americano da sempre “prete di strada” (come del resto Sant’Ignazio di Loyola voleva venissero intesi i suoi figli); un vescovo/cardinale che eletto Papa condensa tutto il suo passato e si apre al futuro che lo attende con il nome-missione di Francesco, significa fare un torto allo Spirito Santo, prima ancora che alla ragione!
Dunque, occorre interiorizzare questa morte, rileggere con preghiera e serenità d’animo il messaggio potente e contraddittorio (per lo spirito del mondo) che questo Pontificato ci consegna.
Ho definito più volte Papa Francesco “Papa dell’umanità”, a indicare tre verità fondamentali ricorrenti nel suo eloquio: “𝐼𝑙 𝑉𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑙𝑎 𝐶ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖!”.
La frase seguente di San Paolo ben condensa il “ritratto” di Francesco: ”𝑃𝑢𝑟 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑑𝑎𝑔𝑛𝑎𝑟𝑛𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜: 𝑀𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑑𝑎𝑔𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑖; 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑣𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑛𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑐𝑖𝑝𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑜𝑟𝑜” (1 𝐶𝑜𝑟 9, 21-23).
Ecco: chi “partecipa del Vangelo” può solo “partecipare il Vangelo!”.
Facile a dirsi, assai difficile a darsi questo “principio principiale” che da sempre regola e regolerà la credibilità dei ministri di Cristo e della stessa Chiesa.
L’Omelia del Cardinale Decano S.E. Giovanbattista Re, caro amico (bresciano, pochi sanno che fu anche segretario di mons. Dino Foglio, mio predecessore alla guida del RnS), asciutta, sintetica per brevità di tempo, ha condensato in tante piccole tessere di un
grande mosaico la missione di Francesco e il suo voler essere “𝑃𝑎𝑝𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖”, “𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑖𝑐𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖”.
E se alcuni “colori” non sono stati pennellati (bambini, giovani, famiglie), questi erano da ritenersi inclusi nel ritratto.
“𝑈𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑑’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒, 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑜𝑟𝑒”; aggiungeremmo noi, per avere “𝑙’𝑜𝑑𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑐𝑜𝑟𝑒” degli uomini e delle donne al cui servizio stare.
Un Pontificato missionario non è archiviabile, perché non si archivia il mandato di Gesù: “𝐴𝑛𝑑𝑎𝑡𝑒 𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎” (𝑀𝑐 16, 15).
Preghiamo per l’anima di Francesco, che ha ricevuto la sepoltura richiesta all’ombra di Maria.
Preghiamo per la Chiesa, perché sia sempre e sempre più docile allo Spirito Santo che la tiene in vita e la presenta “sposa bella e adornata” al mondo.
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