Papa Gregorio Magno
(+604)

28 MARZO, 2024

Gregorio I (+ 604), chiamato “Magno”, Dottore della Chiesa, è il Pontefice più famoso del Medioevo, autore di una produzione letteraria e teologica davvero significative.

Per san Gregorio, Cristo è il modello assoluto per l’uomo.
Tutta la Bibbia va letta e studiata alla ricerca di figure che annunciano Cristo, che lo prefigurano, che lo testimoniano.

Interessante è il suo Commento a Giobbe contenuto nei Libri morali a lui dedicati (XIV, [LV], 70.76).
Giobbe, nella sua esperienza terrena, esemplifica la suprema sapienza di Dio: il suo è un saper soffrire e morire per poter risorgere.

La drammatica vicenda umana di Giobbe può intendersi solo alla luce della Pasqua.
Egli, infatti, parla già profeticamente alla nostra umanità rassegnata dinanzi al male di risurrezione, anche della carne.
Per questo san Gregorio ci invita a essere veri credenti nella Pasqua del Signore, se già Giobbe credeva nella risurrezione senza nulla sapere o intendere di Gesù Cristo.

Così il beato Giobbe può dire: “So che il mio redentore è vivo e che io risorgerò dalla terra l’ultimo giorno” (Gb 19, 25).
Chiunque dispera che si possa verificare in sé la potenza della risurrezione, arrossisca di fronte alle parole di Giobbe, dette da un uomo di fede ma pagano, e rifletta quale grande pena debba portare se non crede ancora alla propria risurrezione, sapendo che il Signore è già risorto, e che quell’uomo credeva alla propria risurrezione solo nella speranza che quella del Signore Gesù sarebbe avvenuta.

E nella mia carne io vedrò Dio” (Gb 19, 26).
Ecco come viene chiaramente confessata la risurrezione. Quale margine resta dunque al dubbio per il nostro animo? Se questo santo uomo Giobbe ha creduto che la carne dovesse tornare nella sua integrità, prima ancora che si compisse la risurrezione del Signore, quale sarà il peccato del nostro dubbio se dopo che la risurrezione del Redentore è avvenuta non crediamo reale la risurrezione della carne?

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