Pentecoste – Romano Perusini (2006)

27 MAGGIO, 2023

Raffigurare la discesa dello Spirito Santo non è cosa semplice.

Il testo lucano che descrive la Pentecoste storica occorsa a Gerusalemme dopo l’Ascensione al Cielo di Gesù, che troviamo in Atti 2, 1-4, indica due elementi, uno visibile e un altro invisibile, legati all’effusione dello Spirito sugli Apostoli, Maria e i discepoli di Gesù riuniti nel Cenacolo.

Si tratta di luci, come di “fiammelle” che brillarono sul capo dei presenti (cf At 2, 3) e di una “forza che colmò” il loro cuore (cf At 2, 4). Dunque, secondo le promesse di Gesù, fuoco e potenza sono indice della Pentecoste.

La Pentecoste è stata rappresentata dall’arte cristiana di tutti secoli e, quasi sempre, con il ricorso all’impianto iconografico tradizionalmente riferito al testo biblico sopra descritto.

Tra gli artisti contemporanei spicca il pittore friulano Romano Perusini (nato nel 1939) che, nella sua Pentecoste, raffigura un gruppo ottenebrato di uomini e donne dei nostri giorni: possiamo, evidentemente, attribuire più letture al grigiore, al dolore, alla stanchezza, alla protesta, al bisogno di rinnovamento che essi attestano. Sono 13 uomini e 3 donne (nel Cenacolo, il giorno di Pentecoste, erano certamente di più; cf At 1, 13-14), invasi da un fascio caldo e progressivo di “luce rossa”, che viene dall’alto e che attesta la discesa dello Spirito Santo.

Notiamo, a sinistra, due uomini che “tirano i dadi”, con evidente rimando alla sorte caduta su Mattia, l’apostolo che sostituirà il suicida Giuda (cf At 1, 21-26); da destra, la prima donna che notiamo è la sola che guarda “a tutta faccia” l’osservatore, senza piegature o ripiegamenti. Da questa postura possiamo ritenerla Maria, la madre di Gesù.

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