L’Alba

di Rabindranath Tagore

26 SETTEMBRE, 2025

Nel Giubileo della Speranza, i richiami della letteratura mondiale alla “virtù teologale” della speranza sono tanti, anche da uomini e donne di altre culture e religioni non cristiane.

È il caso di un grande poeta, drammaturgo e filosofo indiano, Rabindranath Tagore (1861 – 1941), Premio Nobel per la Letteratura nel 1931, espressione di una corrente di pensiero “teista”, che guardava l’Assoluto e ne riscontrava le tracce nella natura delle cose e degli uomini.

Un genere di “poesia religiosa” fondata sui grandi principi e valori che reggono l’impalcatura del mondo, in cui forte è l’ispirazione islamica e cristiana.

Ho scelto uno scritto di Tagore intitolato L’Alba.

L’alba, per Tagore, è l’immagine della speranza, il suo ritornare puntuale, come la luce, all’inizio di ogni nuovo giorno.

Una speranza che risplende negli occhi di chi non si nasconde, di chi non si esclude dal corso degli eventi.

Una speranza che non può evitare o eludere il dolore, bensì trasfigurarlo.

Una speranza che non è mai cieca, nell’andirivieni della storia, per cui solo chi sa andare avanti sa anche tornare indietro.

L’Alba

Ogni alba porta un nuovo giorno,

lavando con la luce della speranza

le macchie e la polvere dello spirito

vuoto di ogni giorno passato.

Vuoi celare te stesso!

Il cuore non ubbidisce,

diffonde luce dagli occhi.

Nella vita non c’è speranza

di evitare il dolore:

che tu possa trovare nell’animo

la forza per sopportarlo.

Cieco, non sai che l’andare e il venire

camminano sulla stessa strada?

Se sbarri la strada all’andata

perdi la speranza del ritorno…

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