“Resurrezione” di L. Tolstoi

19 APRILE, 2023

Leone Tolstoi (Lev Nikolàevič Tolstòj, 1828 – 1910) è stato un influente scrittore e filosofo russo.

Cristiano ortodosso, la sua fama è legata al suo pensiero religioso e al suo attivismo sociale nei confronti delle povertà del tempo. Fu scomunicato nel 1901 dal Santo Sinodo (ortodosso) per le sue posizioni anarchico cristiane e pacifiste.

Guerra e pace e Anna Karenina sono sicuramente le sue opere più diffuse al mondo. Ma c’è un altro libro, scritto tra il 1889 e il 1899 (e pubblicato prima a puntate, poi in volume a partire dal 1900), che, denunciando la disumanità delle condizioni in cui vivevano i carcerati, propone un nuovo “ordine morale” fondato sul Vangelo. Si tratta del romanzo “Resurrezione”, un testo dalle tinte autobiografiche, nel quale Tolstoi indica per sé e per i lettori una rinascita etica, cristianamente ispirata, la possibilità per ogni uomo di redimersi dal male e dalle ingiustizie.

Leggiamo le ultime battute dell’edizione integrale della “Resurrezione” (il finale del capitolo XXVIII). Tolstoi dà ancora voce al protagonista del romanzo, il giovane principe Dmitri Nechljudov, il quale trova nei precetti evangelici contenuti nel Discorso della montagna le ragioni di una nuova vita con Cristo.

Sperando di trovare conferma nel Vangelo, egli (Nechljudov) riprese a leggerlo da capo. Lesse il discorso della montagna che lo aveva sempre commosso e per la prima volta non erano bellissimi pensieri astratti, difficili da mettere in pratica, ma insegnamenti semplici e chiari, attuabili, che se fossero stati seguiti avrebbero creato una società umana assolutamente nuova, in cui la violenza, che faceva disperare Nechljudov, si sarebbe eliminata da sé, e l’uomo avrebbe raggiunto il bene supremo cui aspira da sempre, il Regno di Dio sulla terra […].
Ricordando tutte le abiezioni della nostra vita, ebbe improvvisa la visione di una vita in cui gli uomini facessero tesoro di questi insegnamenti, e fu invaso da un entusiasmo da tempo dimenticato. Come se avesse ritrovato d’un tratto, dopo interminabili angosce e disperazioni, la serenità e la libertà. Non chiuse occhio tutta la notte e, per la prima volta come succede a tanta gente che riscopre il Vangelo, leggeva e capiva a fondo il significato delle parole che prima gli era sempre sfuggito. Assorbiva come una spugna tutto quanto era per lui indispensabile, importante, lieto. E tutto gli pareva noto, come se ogni parola confermasse e riportasse alla luce della coscienza, verità che sapeva da sempre, senza averle mai accettate pienamente e con fede. Ora le accettava e le credeva. Credeva che, mettendo in pratica questi insegnamenti, gli uomini avrebbero raggiunto il massino bene nei limiti delle possibilità umane, che seguirli fosse il dovere di ognuno, l’unico significato razionale da dare alla vita, che il rifiutarli fosse un errore gravido di conseguenze dolorose […].
Pensava Nechljudov: «[…] viviamo nell’assurda convinzione di essere padroni della nostra vita, come se ci fosse data per nostro piacere […] “Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato”. Noi invece cerchiamo il “resto” e naturalmente non lo troviamo. Ecco la ragione della mia vita. Ne è cessata una, e ora ne comincia una nuova». Da quella notte ebbe inizio per Nechljudov un’esistenza nuova, non tanto perché mutarono le sue condizioni di vita, quanto perché tutto ciò che gli accadde in seguito, acquisto per lui un significato completamente diverso.

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