Rinnovamento nello Spirito. Martinez: il movimento è un fatto, non un ideale

31 MAGGIO, 2022

ARTICOLO DI IGOR TRABONI

FONTE: Avvenire

Lo scorso fine settimana la 44a convocazione nazionale dei 1.600 gruppi, cenacoli e comunità, coincidente con l’anno del Giubileo d’oro e tenutasi in pieno stile sinodale

È stato un fine settimana a dir poco intenso quello vissuto dal Rinnovamento nello Spirito, con la 44^ convocazione nazionale dei 1.600 gruppi, cenacoli e comunità, coincidente con l’anno del Giubileo d’oro e tenutasi in pieno stile sinodale, con il coinvolgimento di 34 luoghi tra Italia, Svizzera e Germania e di oltre 15.000 persone.

Dopo la veglia mariana di venerdì sera e le festa comunitaria di sabato, nelle sedi locali, la giornata di domenica ha visto i momenti forti delle relazioni del cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e del presidente Salvatore Martinez, prima della Messe conclusive nei vari luoghi, a conferma della scelta sinodale.

«Il compito assunto in questi anni dal Rinnovamento nello Spirito – ha esordito Ladaria – è stato senza dubbio l’accentuazione della dimensione carismatica nella comunità, non solo come esperienza delle origini, ma come una realtà che investe l’oggi di tutta la Chiesa». Far parte della “piantagione del Signore”, ha aggiunto il cardinale, vuol dire «fare esperienza profonda di un cammino esodale di uscita da noi stessi verso la santità di Dio.

Il RnS, particolarmente oggi, ha il compito di coltivare e di rendere presente nella sua missione l’azione dello Spirito nella comunità. Spirito che, attraverso i carismi, co-istituisce la Chiesa non solo nella sua funzione spirituale, ma anche in quella sociale».

Ruolo, finalità e l’essenza di quella “esperienza d’amore” del Rinnovamento sono emersi anche dalla relazione del presidente Martinez: «La prima grande tragedia del nostro tempo è: dove gli uomini e le donne fanno esperienza dell’amore di Dio? Qui è il cuore della questione, perché la madre di tutte le crisi è spirituale. Quando, allora, il RnS finisce di essere forte? Quando smette di fare esperienza dell’amore di Dio. C’è un uomo interiore e uno esteriore che sempre coesistono: l’uomo interiore in genere non appare, a meno che non c’è l’effusione dello Spirito. E’ assai facile che fuori non si veda molto rinnovamento, perché poco è ancora nei cuori», ha rimarcato Martinez sulla stregua degli insegnamenti di san Paolo e di sant’Agostino. «Quando prevalgono le ragioni dell’uomo esteriore, allora dobbiamo rientrare in noi stessi»; e senza sottacere un ulteriore richiamo all’attualità: «L’uomo esteriore – pensiamo agli effetti di questa pandemia – è pieno di affanni, di preoccupazioni, sta patendo oltre modo nuove sofferenze con esigenze che lo martellano continuamente; e pertanto smarriamo gli effetti permanenti dell’amore di Dio nella nostra vita, cercando fuori ciò che in realtà ci è già stato dato».

Il presidente nazionale, a 50 anni dalle origini del Rinnovamento, ha quindi esortato a non smarrire alcuni punti fondanti: «La preghiera comunitaria settimanale è un fatto, l’amore e lo studio della Bibbia è un fatto, il servizio ai fratelli e sorelle nei ministeri e nelle missioni sono fatti: il movimento non è un’ideale e neanche un’ideologia, perché nel tempo anche un’ideale può trasformarsi in un’ideologia».

Da qui il secco “no” a qualsiasi scoraggiamento «che significa vivere senza cuore: può un carismatico essere uno scoraggiato? Come i discepoli di Emmaus potremmo essere tentati di prendere un’altra strada, di non perseverare più. Oggi tutti ragionano sulle crisi, su grandi questioni ma, come suggerisce san Paolo, non dobbiamo ragionare sulla debolezza, ma fare esperienza della potenza di Dio».

L’invito ulteriore di Martinez è stato quello di far ricorso «alla potenza di edificare, di camminare, di stare in piedi: di questo profetismo il Rinnovamento ha bisogno per essere segno dei tempi oggi come 50 anni fa. Oggi – ha chiosato avviandosi a concludere il presidente nazionale – c’è troppa paura, indifferenza, confusione, individualismo, disorientamento: tutto questo vuol dire che non c’è Pentecoste. E allora: quanto spazio ha lo Spirito Santo se glie lo concediamo, perché c’è bisogno di gioia, di speranza, di coraggio, di audacia».

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