RnS, «evangelizzare è amare»

5 NOVEMBRE, 2019

FONTE: Avvenire

RnS, «evangelizzare è amare»

«Nella nostra gente non si è spento il desiderio di Dio Servono un nuovo idealismo evangelico ispirato dalla Parola e un realismo pastorale suscitato dalle nostre famiglie. In Italia ineludibile ritrovare un’ unità spirituale e culturale dei cattolici»

Il presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, Martinez: chiamati al servizio generoso e inclusivo La sfida per la Chiesa è ridirsi e ridarsi a tutti come una madre che trova soluzioni salvifiche per l’uomo La sfida “necessaria” del servizio, che chiama tutti i credenti. L’ evangelizzazione come voce del verbo “amare”. L’ urgenza di un’azione missionaria che non si riduca a sola attività di culto o di formazione. Il bisogno di un nuovo protagonismo dei cattolici, nel segno di una profonda unità culturale e spirituale. All’indomani della 43a Conferenza animatori, Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, traccia un bilancio della quattro giorni riminese. Un evento di preghiera, testimonianze e confronti a partire dall’espressione tratta dal Vangelo di Giovanni: “Tutti sapranno che siete miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri“. Sullo sfondo, come riferimento costante, l’ espressione rivolta da papa Francesco al Rinnovamento carismatico cattolico, l’ 8 giugno 2019, vigilia di Pentecoste: “Evangelizzare è amare“.

“La Chiesa ha davanti a sé una sfida meravigliosamente ardua: ridirsi e ridarsi a tutti come una madre che non ha smesso di amare e di trovare soluzioni salvifiche per l’ uomo e per la sua dignità. Rimini Un programma che, di fatto, nessuna altra religione o sistema di pensiero moderno attua. Non basta riaffermare la nozione di “bene comune”

Salvatore Martinez

Piuttosto mostrare che il male e lo spirito di morte possono essere vinti.

Tramontano i paradigmi che hanno cristianamente ispirato la vita delle nostre società, sempre meno misericordiose e sempre più individualiste, ma non si spegne il desiderio di Dio nella nostra gente, quel senso di carità e giustizia che sono nel cuore di ogni uomo. Dunque ricominciare, con nuova passione per Dio e per l’ uomo. Del resto, come già dicevano i Padri, la Chiesa passa sempre “di cominciamento in cominciamento“.

Qual è il modo oggi per portare e dire Dio agli altri?

Il “Dio amore” incarnato da Gesù di Nazareth, che ha segnato nei secoli la discontinuità storica con tutte le forme di dominio e di oppressione umane, deve essere riproposto con un linguaggio capace di ridare voce all’ interiorità. Una cifra spirituale più marcata, che accentui la dimensione della fraternità. Niente più della misericordia attrae, converte e salva la vita. Se evangelizzare è voce del verbo amare, il nostro servizio all’ uomo e alla sua dignità integrale e trascendente deve includere tante nuove sfide. Nelle nostre comunità ecclesiali urge dar corso a un nuovo “idealismo evangelico” ispirato dalla Parola di Dio e praticare un nuovo “realismo pastorale” suscitato dalla vita delle nostre famiglie. Occorre una nuova “crociata d’ amore“, per dirla con don Luigi Sturzo. Non possiamo attardarci. Il Vangelo non ha perduto il suo fascino se viene riproposto con toni kerigmatici e carismatici. 

La Conferenza degli animatori come si colloca nel cammino del RnS? Cosa rappresenta?

Sta tornando ad affermarsi la nozione di “sinodalità“. In realtà, da quasi cinquanta anni, lo stile dell’ ascolto profetico dei segni dei tempi, la lettura spirituale della Parola di Dio, il dialogo aperto a tutti, il rimando alla Tradizione della Chiesa e al suo Magistero corrente, come ermeneutica per un cammino, sono stati elementi strutturali della vita del RnS. Dunque, la Conferenza è un esito di questo “metodo”, quest’ anno concretizzatosi in 18 simposi tematici e 4 conferenze principali, che ci hanno permesso di rileggere qualità e direzione del nostro amore per Dio, per la Chiesa, per il mondo, per l’ uomo. Papa Francesco ripete spesso che la Chiesa o è missionaria o non è Chiesa.

Come traducete questo invito in testimonianza nei vari ambiti della vita quotidiana?

Come un monito costante, che rinnova una prerogativa tipica di un Movimento che si ispira all’ evento della Pentecoste e che di questo “prodigio” vuole essere continuità ed esito. Ogni effusione dello Spirito ci rende missionari, ma è triste assistere alla mancanza di slancio di tante comunità in cui la “fede in Dio amore” si riduce alle sole e poche attività di culto o di formazione cristiana. San Paolo VI già vedeva il bisogno della Chiesa di lasciarsi rievangelizzare, rinnamorare dallo Spirito Santo, di accogliere l’ effusione dello Spirito per assolvere alla sua funzione missionaria. È come dire: può la Chiesa essere in uscita se Gesù non è in entrata? Altro argomento forte delle giornate riminesi è stato il tema del servizio.

Quali caratteristiche deve avere questa dimensione per essere vissuta in senso cristiano?

Ridurre il servizio a una possibilità è come dire che la preghiera è opzionale nella vita di un credente. Noi siamo costituiti servitori proprio a causa dell’ amore di Gesù e con questo amore ci muoviamo nella storia. Quanto più il servizio è generoso e inclusivo di tutte le povertà umane, tanto più è davvero figliato dal Vangelo. La mentalità corrente e le leggi umane che vanno affermandosi stanno screditando e asservendo l’ amore dato in pura gratuità. Gesù è venuto per servire l’ uomo, tutto l’ uomo. Porsi a servizio delle contraddizioni morali, dei ritardi sociali, dei disastri familiari, delle crisi istituzionali, della confusione generazionale di oggi è il primario compito dei laici cristiani. In tal senso, evangelizzare non è solo amare, ma umanizzare. Sta qui l’ originalità indefettibile del nostro essere “discepoli missionari” e “cristiani-cittadini” dell’ amore, per dirla con binomi cari a papa Francesco. Da più parti si sottolinea la necessità di una maggiore presenza cristiana nel dibattito pubblico, in campo sociale.

Quali caratteristiche deve avere questo impegno?

Ritrovare un’ unità spirituale e culturale dei cattolici in Italia è un dato ineludibile. Ma attenzione: la gente non si riconosce più dentro un’ identità cristiana. Serve un gran lavoro di popolo, su base comunitaria, per riaffermare la convenienza di una proposta politica unitaria sui principali temi che riguardano l’ umano. Mai dimenticare che un consenso matura per convinzione e non per costrizione. Dobbiamo rigenerare il desiderio di un impegno unitario, con un lavoro sinergico di testimoni e pedagoghi, e con il protagonismo dei giovani e della nostra migliore classe imprenditoriale.

A cura di Riccardo Maccioni

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