Serafino di Sarov
(1759-1833)

28 MARZO, 2024

Serafino di Sarov (1759-1833) è considerato dalle Chiese ortodosse uno dei mistici russi più celebri e influenti. È l’icona classica della santità russa.

Anche tra i cattolici, san Serafino è assai noto per i suoi scritti dedicati allo Spirito Santo e per le parole con le quali salutava tutti quelli che incontrava: “Mia gioia, Cristo è risorto!”.
Grande è il parallelismo tra il “santo serafico” Serafino di Sarov e Francesco d’Assisi, accomunati dalla loro “follia cristica”, entrambi capaci di portare alla lode di Dio ogni dialogo intessuto dallo Spirito Santo con la creazione e con le creature.

Serafino fece del “regime della risurrezione” un assunto vitale della sua esistenza terrena.
Grande direttore spirituale, dopo gli anni di vita monastica riceveva tantissimi fedeli aiutando le loro anime a credere che ogni solitudine, sofferenza, prova può essere illuminata dal Cristo Risorto.

Riportiamo un suo Insegnamento spirituale (san Serafino non ci ha lasciato scritti) dedicato alla pace dell’anima, quella che il Cristo risorto “alita” sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.
Questa pace è la “primizia” dell’avvenuta Pasqua del Signore, connessa alla ricezione dello Spirito Santo, pace che è frutto del medesimo Spirito (cf Gv 20, 21-22; Gal 5, 22).

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Non vi è nulla al di sopra della pace di Cristo, grazie alla quale vengono annientati gli assalti degli spiriti del cielo e della terra.
L’uomo ragionevole dirige il proprio spirito verso l’interiore e lo fa scendere nel cuore. Allora la grazia di Dio lo illumina e si viene a trovare in una condizione pacificata e più che pacificata: pacificata perché la coscienza è in pace; più che pacificata perché nel suo intimo contempla la grazia dello Spirito Santo.
Chi cammina nella pace raccoglie i doni della grazia come con un cucchiaio.
Quando un uomo acquisisce la pace, può allora riversare su altri la luce che rischiara lo spirito.
Nostro Signore Gesù Cristo, prima di morire, ha lasciato questa pace ai suoi discepoli come un tesoro inestimabile, dicendo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14, 27).
Anche l’Apostolo ne parla in questi termini: «La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù» (Fil 4, 7).
Nulla contribuisce alla pace interiore più del silenzio.
Dobbiamo concentrare i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre azioni sull’acquisizione della pace di Dio e gridare incessantemente con la Chiesa: “Signore, donaci la Pace”.
Dobbiamo dedicarci con tutte le nostre forze a salvaguardare la pace dell’anima e a non indignarci quando gli altri ci offendono.
Per salvaguardare la pace dobbiamo scacciare la malinconia e cercare di avere lo spirito allegro.
Per salvaguardare la pace interiore dobbiamo evitare di giudicare gli altri.
I doni della grazia appartengono solo a chi prega e si prende cura della propria anima.
(“La pace dell’anima”, Insegnamenti spirituali di Serafino di Sarov, pubblicati, per la prima volta, in una biografia postuma – Breve saggio della vita… – del 1837.

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