C’è, dunque, un legame strettissimo, d’interdipendenza e di filiazione, tra la crisi spirituale e la crisi sociale che stiamo vivendo. Pertanto, è decisivo riconsiderare il primato della dimensione spirituale e della vita soprannaturale nell’uomo, non come una sorta di sovrastruttura o di aggiunta alla sua vita naturale, piuttosto come l’espressione della sua vera vita, come la più compiuta trasformazione della sua esistenza nella storia. Non c’è vero ordine sociale se vige il disordine spirituale: attendere che le cose cambino, come per magia, è da sprovveduti. Non può esserci separazione, piuttosto invece unificazione, tra umano e divino, tra naturale e soprannaturale, tra terra e cielo, tra fede e vita, tra amore per se stessi e amore per il prossimo, se vogliamo salutare l’avvento di una “umanità nuova”. Questa “unificazione” si perfeziona e si potenzia in noi, ogni giorno di più, se lo Spirito di Dio si unisce allo spirito dell’uomo, al nostro spirito; se lo spirito dell’uomo si lascia permeare, dinamizzare, fecondare dallo Spirito di Dio. Quando questa “sintesi” non è storicamente data, allora la vita sociale è compromessa nelle sue fondamentali espressioni; e all’uomo risulterà difficile sviluppare la sua personalità ed elevarsi nel compimento del bene, nella comunione e nella condivisione di beni che mai potranno essere solo materiali. In definitiva: o la natura umana si eleva o la natura umana decade; l’uomo scade, cade e ricade nell’egoismo, nell’indifferenza, nella rassegnazione, nel peccato, nel reato. La differenza la fa l’amore! É sempre la nostra capacità di amare, di andare oltre i limiti assegnati dalla caducità e dalla contraddittorietà del nostro essere uomini e umani che farà la differenza. Nell’uomo di oggi, poi, la mancanza di una vera dimensione interiore, trascurata perché ritenuta anacronistica e inutile dalla modernità tecnologica e atea, si fa percepire con nuovi segnali, con fenomeni che vanno considerati attentamente: le nostre società saranno anche più materialmente evolute, ma sono sempre più povere spiritualmente e culturalmente! Quanto sia arduo annunziare questo disegno e al contempo accoglierlo lo attesta san Giovanni, allorquando parla del “primato di Dio” nel cuore dell’uomo e scrive: «Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo e insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci conosce. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità dallo spirito dell’errore» (1 Gv 4, 5-6).