Il cuore che Santa Margherita Maria Alacoque “vide”, profeticamente, mentre adorava l’Eucarestia, non lascia spazio a suggestioni interpretative: è un cuore infiammato, circondato da una corona di spine, squarciato da una ferita e con una croce piantata sopra. Un cuore che soffre, che somiglia al nostro e che, come il nostro, lamenta le tante non corrispondenze d’amore, quelle che la vita ci riserva, spesso affiancate dall’ingratitudine delle persone più vicine, care, con cui condividiamo tempo e spazi.
Dunque, un cuore umano, eppure divino; un cuore che rivela il valore salvifico della sofferenza, di un amore che non cessa di essere divino, anche quando è crocifisso e reso impotente dalle offese ricevute e subite.
“Riparare”. Dunque, rifare. Rifare cristiane le nostre relazioni, cristiane le nostre aspirazioni, i nostri slanci di condivisione, i nostri stili di vita, i nostri orizzonti futuri.
“Riparare”. Parola che impone la fatica e l’umiltà di ricominciare ad amare tutto ciò che non è amato, che interpella un nuovo impegno spirituale e culturale, per ritessere i fili recisi di una tela che non ha più nell’amore il solo, vero “vincolo sociale” che tiene in piedi la storia.
“Riparare”. Parola che impone un nuovo slancio di fede, in una stagione che alle “vampe di fuoco” purificatore del cuore di Gesù sembra aver contrapposto i fuochi d’artificio di un’amoralità insensata, che spaccia il male minore per bene comune accettabile, che potabilizza il male e avvelena il bene; oppure i fuochi guerreggianti di armi che uccidono, da cui non potrà mai essere generata vita, quella vita buona e giusta che manca in ogni angolo ricco e povero del mondo.
Il cuore di Gesù chiede adoratori, cioè uomini e donne capaci di interiorità, di preghiera come fede interiorizzata, di silenzio, di visione; chiede agenti di misericordia, che non permettano all’amore di perdere la “smisurata misura” del cuore di Dio.
“Riparare”. Dunque, rifare. Rifare cristiane le nostre relazioni, cristiane le nostre aspirazioni, i nostri slanci di condivisione, i nostri stili di vita, i nostri orizzonti futuri.
“Riparare”. Parola che impone la fatica e l’umiltà di ricominciare ad amare tutto ciò che non è amato, che interpella un nuovo impegno spirituale e culturale, per ritessere i fili recisi di una tela che non ha più nell’amore il solo, vero “vincolo sociale” che tiene in piedi la storia.
“Riparare”. Parola che impone un nuovo slancio di fede, in una stagione che alle “vampe di fuoco” purificatore del cuore di Gesù sembra aver contrapposto i fuochi d’artificio di un’amoralità insensata, che spaccia il male minore per bene comune accettabile, che potabilizza il male e avvelena il bene; oppure i fuochi guerreggianti di armi che uccidono, da cui non potrà mai essere generata vita, quella vita buona e giusta che manca in ogni angolo ricco e povero del mondo.Guardando a questo cuore, ciascuno di noi può davvero dire: “io valgo quanto vale il mio cuore”, specie se è a corto di amore di offerta, di amore di amicizia, di amore di donazione, di amore di servizio?
Oggi ci è dato di “riparare”, a partire dal nostro cuore.
Altri Articoli
𝐂𝐎𝐑𝐒𝐎 𝐝𝐢 𝐓𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 – 𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈 “𝑺𝒑𝒊𝒓𝒊𝒕𝒐 𝑺𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒆 𝑪𝒂𝒓𝒊𝒔𝒎𝒊”
𝐂𝐎𝐑𝐒𝐎 𝐝𝐢 𝐓𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 – 𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈 “𝑺𝒑𝒊𝒓𝒊𝒕𝒐 𝑺𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒆 𝑪𝒂𝒓𝒊𝒔𝒎𝒊” che si svolgerà presso l’𝐀𝐭𝐞𝐧𝐞𝐨 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐀𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐨𝐫𝐮𝐦 (𝐀𝐏𝐑𝐀) 𝐢𝐧 𝐑𝐨𝐦𝐚, 𝟏𝟒 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 – 9 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐀𝐧𝐧𝐨 𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔–’𝟐𝟕.
Liberi e Forti: le parole hanno una patria, una storia, una verità
Liberi e Forti: le parole hanno una patria, una storia, una verità. L’Appello “Ai Liberi e Forti” di don Luigi Sturzo non è uno slogan da palco:
è un programma di coscienza. Dodici punti che ancora oggi ci interrogano.
Magnifica Humanitas cercasi! Giovani e Leadership di servizio
Giovedì 27 agosto, dalle ore 18.00 alle 20.00, prenderò parte al Web Meeting «e-LAB.ORA» promosso da AnimAzione


