“Una preghiera per l’Italia”

9 MARZO, 2022

Grazie a Voi tutti qui riuniti che, nel rispetto delle disposizioni anti covid vigenti, avete vinto la ritrosia a muoversi da casa e siete così venuti a pregare con noi, in questo splendido Tempio.

Un Tempio che ospita il tempo, questo tempo che viviamo, che soffriamo, che non sembra voler dare tregua alla nostra pazienza e che sta mettendo a dura prova le nostre legittime speranze di vita buona. Siamo qui per questo, null’altro ci interessa se non invocare da Dio tempi nuovi, cieli nuovi, terra nuova.

Grazie a quanti ci seguono attraverso i canali televisivi e in streaming mediante le nostre piattaforme digitali; soprattutto gli anziani, le persone che sono nella sofferenza o coloro che non possono allontanarsi da casa o dai luoghi nei quali si trovano.

Grazie, con tanta cordialità, ai rappresentanti delle Istituzioni che prontamente hanno accolto il nostro invito a pregare per l’Italia: Ministra Gelmini, Sindaca Raggi, Cardinale Gambetti, Professor Bellantone, sinceramente, grazie!

Una preghiera per l’Italia. Sì, il nostro Paese non può mettere in parentesi la propria fede e non può delegare al Cielo la responsabilità di ciò che accade sulla terra e che passa proprio dal coraggio che la fede deve suscitare, nella mente, nei cuori, nella volontà di ogni credente.

Niente più della preghiera è principio unificatore e pacificatore del reale, perché chi prega vede la storia con occhi nuovi, vede il prossimo come amico e non come un estraneo o un nemico. Chi prega ha una diversa intelligenza della realtà e gode dell’eredità di una saggezza antica, quanto antica è la Parola di Dio.

Pregando, noi non siamo solo più forti interiormente, ma ritroviamo la misura del nostro essere cittadini, recuperiamo il senso del limite, il valore del Creato, la grazia della Provvidenza.

Pregando ci ritroviamo miracolosamente più uniti, più ispirati, più disponibili, più solidali, più prodighi, più capaci. In definitiva, pregare è il modo migliore per incarnarsi. Altro che evadere dalla realtà: chi prega è realista, altruista, non fugge, non si impaurisce dinanzi al male.

Sì, questo e molto altro di più ha il potere di fare la preghiera, anche quando ci sentiamo indegni o inadeguati alle sfide che la vita ci riserva.

Non nascondiamocelo: il mondo vive una drammatica crisi spirituale, che è madre di tutte le altre crisi vigenti. Prima che morali, dobbiamo tornare ad essere donne, uomini spirituali.

Non è tempo di essere distratti o attratti da ciò che ci fa rifuggire dall’impegno di costruire “una nuova civiltà dell’amore”, per dirla con San Paolo VI; “una nuova cultura del soprannaturale o della Pentecoste”, per recuperare la consegna di San Giovanni Paolo II al RnS; “un nuovo sviluppo sociale ancorato sullo spirituale“, per dare credito a Benedetto XVI; “una nuova fraternità universale, riconciliata e misericordiosa”, per dare ascolto all’invito reiterato di Papa Francesco.

Vogliamo prendere con noi, su di noi, in questa ora di passione del mondo, nelle stesse ore della passione storica del Figlio di Dio, il pianto, il grido, la protesta, il silenzio, le angosce che sono nel cuore dei nostri fratelli, dei nostri amici, dei nostri familiari, dei nostri colleghi, di chi non ha volto, voce, neanche più l’esile richiesta di essere salvato dinanzi alla propria croce.

Il covid-19 reclama nuova passione, per Dio e per l’uomo. Urge reincludere Dio nelle nostre vicende umane; siamo andati avanti troppo allegramente e ora la coscienza collettiva chiede che si saldi il nostro debito di carità e di profezia.

Sì, possiamo amare di più. Amarci di più e non lasciare senza amore tutto ciò che ci circonda. Ce lo hanno insegnato i nostri padri, specie i grandi padri della nostra Nazione.

È per questo che abbiamo scelto proprio questa Basilica dei Santi 12 Apostoli nel cuore di Roma. Qui, pochi lo sanno o lo ricordano, la sera del 18 gennaio del 1919, don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano, si ritrovò con gli altri 11 firmatari dell’“Appello ai Liberi e Forti”, per pregare, per adorare il Signore e per presentare quell’Italia in un momento drammatico della sua storia, lacerata come era da lotte sociali e da rivoluzioni ideologiche, finite poi nel sangue e nelle persecuzioni.

Noi, questa sera, non offriamo un “programma politico per l’Italia”, ma una “preghiera per la salvezza dell’Italia”, una preghiera ad occhi aperti, a cuore aperto, che ci faccia meritare un nuovo ardore e una nuova libertà nel seminare il bene, per raccogliere bene comune.

Buona Veglia! E buona Pasqua, perché sorge ed è già dinanzi a noi la luce del Cristo Risorto!

Invochiamo lo Spirito Santo: sia Lui a guidarci.

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