Una “speranza educata”.
Reimpariamo la speranza e insegniamo a sperare!

6 DICEMBRE, 2023

Organizzato dall’Università Europea di Roma – Dipartimento di Formazione Integrale, in collaborazione di alcune Università europee e latinoamericane, sotto l’egida della Federazione delle Università Cattoliche d’Europa (FUCE), si è da poco concluso un importante Meeting internazionale, dal titolo: “Il futuro della speranza: un dialogo interdisciplinare”.

L’evento si inscrive in un percorso triennale, che ci porterà il prossimo anno a Gerusalemme e nel 2025 ancora a Roma, dove si celebrerà il Grande Giubileo della Chiesa Universale, centrato proprio sul tema della speranza.

Ho avuto la gioia e l’onore di dettare l’intervento conclusivo e una sintesi delle tante e interessanti proposizioni che si sono susseguite.
Una riflessione sull’antropologia spirituale della speranza, in un respiro di dialogo assai interessante tra le tante discipline umanistiche e scientifiche con le quali possiamo declinare la parola speranza.

Sono persuaso che gli uomini e le donne di fede e di pensiero siano portatori di una speranza irriducibile per il nostro mondo, che più facilmente dispera perché “non sa” più sperare.
La crisi della speranza risiede nel fatto che siamo passati, prepotentemente, dalla speranza dell’essere alla speranza dell’avere, dalla disperazione del non avere alla disperazione del non essere.

Sì, occorre rieducare alla speranza: la fatica di sperare è già principio rivelatore di speranza.
L’uomo moderno ha revocato in se stesso la speranza, privandola del suo respiro memoriale, valoriale, finale; ha revocato la dinamica della trascendenza (Dio) e dell’alterità (il prossimo).

La post modernità, nella quale siamo immersi, ha dissipato le memorie e la storia, così che l’uomo somiglia sempre più a un “viandante” (che vaga senza sapere dove va,) che a un “pellegrino” (che va verso una meta certa, attesa, desiderata).

La speranza è alleata del senso ultimo della vita e delle cose che ci circondano.
La speranza alimenta due passioni esistenziali nell’uomo: la continua scoperta di sé e un profondo affetto per la realtà.
La speranza è come il respiro dell’anima, che non può asfissiarsi, ma che ha bisogno di espandersi, di comunicarsi, di entrare in relazione con le virtù umane, per quanto provate e ferite esse siano.
La speranza è virtù connaturata all’uomo, che umanizza l’uomo, che dilata ogni atto di fede nel soprannaturale.
La speranza è virtù teologale: rivela Dio all’uomo, allarga il cuore umano all’amore e la ragione alla fede, in vista dell’eternità.

Sull’esempio di Gesù Cristo, siamo chiamati a dare “prassi” alla speranza, a renderla praticabile ogni giorno.
Una speranza “escatologica”, che ci faccia anticipare il Cielo sulla terra, nell’attesa che il Cielo si apra per noi.
Una speranza che non postula “l’immortalità” terrena, bensì “l’eternità” celeste.

Papa Francesco, soprattutto ai giovani, suggerisce un metodo: “sognare”.
Sognare è educare alla speranza.
Sognare è scoprire, inventare, architettare futuro.
Sognare è abbattere le barriere del male, per importare il bene comune nelle prassi sociali.
Sognare è dare corso a una nuova civiltà, giusta e pacificata.

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