Urge riprendere la Parola!
8 APRILE, 2022
«In principio era il Verbo» (Gv 1,1).
Per cercare il Signore, per annunciare il Signore, per ritrovare la speranza, per rispondere alla missione che viene affidata alla Chiesa, bisogna fondare la propria azione missionaria sulla Parola di Dio. Bisogna riscoprirsi «servitori della verità». Verità difficile, che ricerchiamo nella Parola di Dio, ma di cui non siamo né padroni né arbitri, ma i depositari, gli araldi, i servitori.
Se non cerchiamo Dio nella Sua Parola, lo imprigioniamo nei nostri concetti; viviamo la tentazione di possederlo e manovrarlo, allontanandoci dalla verità. Una Parola che è Cristo, Parola unica e definitiva del Padre; una Parola che risplende nel mistero della creazione e che ci viene concretamente donata nel mistero nella Sacra Scrittura di cui la Chiesa è custode, interprete, maestra.
C’è dunque una Parola che muove e accompagna la missione. Una Parola che Dio ha pronunziato e alla quale dobbiamo essere fedeli. Una Parola che anima quell’azione importante della Chiesa che è la catechesi, ricordando che essa ha come scopi: favorire la conoscenza della fede, senza la quale non si può aderire ad essa; educare alla liturgia e alla morale, insegnare a pregare.
Tutto questo in un percorso che inserisce il cristiano nella vita comunitaria della Chiesa e lo avvia a condividerne la missione.
In particolare nella catechesi e nella predicazione, la missione ci fa portatori della Parola, attraverso le nostre parole umane ma, prima di tutto, attraverso una Parola incarnata.
Come incarnare questa Parola? Come essere sempre più capaci di portare veramente e solo la Parola di Dio? Come crescere nel rapporto con la Parola, perché essa si faccia vita in noi?
Bisogna riscoprire «il metodo e l’arte» di stare dinanzi alla Parola, di intessere con essa rapporti di familiarità, confidenza, conoscenza, relazionalità. Bisogna riscoprire la Parola come un «Tu» che ci parla, perché vuole entrare in relazione con noi e, attraverso noi, in relazione con gli altri.
Bisogna ritrovare, nel metodo sapiente della Lectio divina, i gradini per entrare sempre più intimamente in comunione con il Signore: desiderio, silenzio, atto di presenza, lettura, meditazione, invocazione, contemplazione, condivisione, adorazione. Una preghiera che si nutre della Parola porta ad assimilare, ad incarnare la Parola; a farla diventare vita della propria vita.
Così, la nostra vita missionaria è a servizio della Parola. Più vivrai la familiarità con la Parola, più la Parola invaderà le tue parole; e il tuo linguaggio umano ne sarà trasfigurato.
Così la tua vita. Sì: se la Parola è la tua vita, la tua vita sarà una perenne adorazione della Parola. Il risultato di questo sarà la carità. Sarà quell’«amore urgente» che è il cuore della missione.
Una carità che ci libera da una tentazione sottile che si nasconde nelle pieghe del cuore di chi è chiamato alla missione; in particolare, la tentazione di credere che la predicazione del Vangelo possa rappresentare un’imposizione di verità.
Quante abdicazioni alla missione possono essere, nel nostro tempo, causa di una diffusione sempre più globalizzata di parole che offendono e vorrebbero oscurare la Parola!
Con un’estrema franchezza, che risulta ancora tanto attuale, san Paolo VI si chiedeva: «È dunque un crimine contro la libertà altrui proclamare nella gioia una buona novella che si è appresa per misericordia del Signore? E perché solo la menzogna e l’errore, la degradazione e la pornografia, avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass media, dalla tolleranza delle leggi, dalla timidezza dei buoni e dalla temerarietà dei cattivi?».
Cari amici, il vuoto lasciato da un mancato rapporto con la Parola di Dio, o da un suo mancato annuncio, diventa diffusione di parole vuote, diffusione di una vita vuota, per le persone e per la comunità umana.
Se non cerchiamo Dio nella Sua Parola, lo imprigioniamo nei nostri concetti; viviamo la tentazione di possederlo e manovrarlo, allontanandoci dalla verità. Una Parola che è Cristo, Parola unica e definitiva del Padre; una Parola che risplende nel mistero della creazione e che ci viene concretamente donata nel mistero nella Sacra Scrittura di cui la Chiesa è custode, interprete, maestra.
C’è dunque una Parola che muove e accompagna la missione. Una Parola che Dio ha pronunziato e alla quale dobbiamo essere fedeli. Una Parola che anima quell’azione importante della Chiesa che è la catechesi, ricordando che essa ha come scopi: favorire la conoscenza della fede, senza la quale non si può aderire ad essa; educare alla liturgia e alla morale, insegnare a pregare.
Tutto questo in un percorso che inserisce il cristiano nella vita comunitaria della Chiesa e lo avvia a condividerne la missione.
In particolare nella catechesi e nella predicazione, la missione ci fa portatori della Parola, attraverso le nostre parole umane ma, prima di tutto, attraverso una Parola incarnata.
Come incarnare questa Parola? Come essere sempre più capaci di portare veramente e solo la Parola di Dio? Come crescere nel rapporto con la Parola, perché essa si faccia vita in noi?
Bisogna riscoprire «il metodo e l’arte» di stare dinanzi alla Parola, di intessere con essa rapporti di familiarità, confidenza, conoscenza, relazionalità. Bisogna riscoprire la Parola come un «Tu» che ci parla, perché vuole entrare in relazione con noi e, attraverso noi, in relazione con gli altri.
Bisogna ritrovare, nel metodo sapiente della Lectio divina, i gradini per entrare sempre più intimamente in comunione con il Signore: desiderio, silenzio, atto di presenza, lettura, meditazione, invocazione, contemplazione, condivisione, adorazione. Una preghiera che si nutre della Parola porta ad assimilare, ad incarnare la Parola; a farla diventare vita della propria vita.
Così, la nostra vita missionaria è a servizio della Parola. Più vivrai la familiarità con la Parola, più la Parola invaderà le tue parole; e il tuo linguaggio umano ne sarà trasfigurato.
Così la tua vita. Sì: se la Parola è la tua vita, la tua vita sarà una perenne adorazione della Parola. Il risultato di questo sarà la carità. Sarà quell’«amore urgente» che è il cuore della missione.
Una carità che ci libera da una tentazione sottile che si nasconde nelle pieghe del cuore di chi è chiamato alla missione; in particolare, la tentazione di credere che la predicazione del Vangelo possa rappresentare un’imposizione di verità.
Quante abdicazioni alla missione possono essere, nel nostro tempo, causa di una diffusione sempre più globalizzata di parole che offendono e vorrebbero oscurare la Parola!
Con un’estrema franchezza, che risulta ancora tanto attuale, san Paolo VI si chiedeva: «È dunque un crimine contro la libertà altrui proclamare nella gioia una buona novella che si è appresa per misericordia del Signore? E perché solo la menzogna e l’errore, la degradazione e la pornografia, avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass media, dalla tolleranza delle leggi, dalla timidezza dei buoni e dalla temerarietà dei cattivi?».
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