“Vergine bella, che di sol vestita”
Francesco Petrarca

22 AGOSTO, 2023

Francesco Petrarca (1304-1374) è stato uno scrittore e poeta italiano tra i precursori dell’Umanesimo.

Dal 1336, sino alla morte, si dedicò al Canzoniere, la storia poetica della sua vita interiore.

Tra i componimenti che compongono questo repertorio, segnaliamo la canzone 366, Vergine bella, che di sol vestita, che chiude il Canzoniere. Formata da dieci stanze di tredici versi ciascuna, ogni stanza si apre sempre con il vocativo “Vergine”. Di seguito, pubblichiamo tre stanze (con restituzione del testo originario nel significato corrente).

Tutto il testo è un’invocazione religiosa alla Vergine, cui l’autore si rivolge sapendo di aver peccato e sentendo ormai prossima la morte, per cui Maria viene invocata in nome della sua purezza e del suo soccorrere i peccatori in virtù della grazia di cui è ripiena.

Questa canzone dedicata alla Vergine presenta un’intonazione da cantico religioso che, da un lato, si ricollega alla tradizione della poesia del Duecento (incluso il “Paradiso” di Dante, specie l’inizio del canto XXXIII), dall’altro esprime il dissidio interiore del poeta, diviso tra le lusinghe del mondo e l’aspirazione a una vita dedita alla virtù.

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ’l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que’ belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne’ dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt’i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

O Vergine bella, che rivestita di sole e coronata di stelle sei piaciuta al sommo sole [Dio] al punto che ha nascosto in te la sua luce, l’amore mi spinge a parlare di te: ma non so iniziare senza il tuo aiuto, e di Colui [Cristo] che amando si pose in te [si incarnò]. Invoco colei che ha sempre risposto benevolmente a chi l’ha invocata con fede: Vergine, se mai l’estrema miseria delle cose umane ti ha mosso a pietà, chinati alla mia preghiera e vieni in soccorso alle mie pene, anche se io sono una creatura mortale e tu la regina del cielo.

O Vergine saggia, una del bel numero delle beate vergini savie e anzi la prima, con una lampada più luminosa; o saldo scudo delle persone afflitte contro i colpi della morte e della fortuna, sotto il quale non solo si trova scampo ma si trionfa; o refrigerio al cieco ardore [della passione] che avvampa qui tra gli sciocchi mortali: o Vergine, rivolgi quei begli occhi che, tristi, videro le terribili piaghe nelle dolci membra del tuo caro figlio [Cristo], alla mia incerta condizione poiché, non sapendo che fare, vengo a te per avere consiglio.

O Vergine pura, intatta in ogni tua parte, figlia e madre del tuo nobile parto, che illumini questa vita e adorni quella eterna, grazie a te il figlio tuo e del sommo Padre, o lucente e altissima finestra del cielo, venne a salvarci negli ultimi giorni; e tu sola fosti scelta tra tutti gli altri soggiorni terreni [tra le altre donne], o Vergine benedetta, che trasformi in gioia il pianto di Eva. Fammi degno della grazia di Dio, visto che puoi, tu che sei beata senza fine, già incoronata nel regno superbo.

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