Festa della Candelora 2026
2 FEBBRAIO, 2026
𝐏𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐮̀ 𝐚𝐥 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨
“𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑆𝑎𝑙𝑣𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜!” (𝑐𝑓 𝐿𝑐 2, 32): 𝑎𝑏𝑏𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑒!
“𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑆𝑎𝑙𝑣𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜!” (𝑐𝑓 𝐿𝑐 2, 32): 𝑎𝑏𝑏𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑒!
Il 2 febbraio di ogni anno, 40 giorni dopo il Natale di Gesù, la Chiesa ci fa celebrare la Festa della Presentazione del Signore al Tempio.
Secondo l’antica legge di Mosè, il neonato figlio primogenito doveva essere riscattato con l’offerta di un sacrificio animale; e la madre purificata, perché considerata impura del sangue mestruale.
Gesù e Maria non si sottrassero all’antica tradizione.
È tutto qui il fondamento storico da cui discende l’istituzione di questa antichissima Festa cristiana, che i cattolici condividono con le Chiese ortodosse e con molte Comunità ecclesiali evangeliche.
In Italia, la plurisecolare Festa della Presentazione di Gesù al Tempio è detta anche 𝐋𝐚 𝐂𝐚𝐧𝐝𝐞𝐥𝐨𝐫𝐚 in ragione della benedizione delle candele, simbolo di Cristo, come di Lui ebbe a dire il vecchio Simeone, prendendo il bambino Gesù tra le braccia nel Tempio di Gerusalemme: “𝐿𝑢𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖” (𝑐𝑓 𝐿𝑐 2, 22-32).
Simeone, dunque, guardando Gesù, afferma: “𝐼 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑒”.
Che strano. La luce non si vede, semmai fa vedere.
Si accende la luce per vedere; si fa entrare la luce in un ambiente buio perché si possa vedere.
Qui la luce non è qualcosa, ma Qualcuno.
E indica una realtà dinamica, un’incontenibile scossa di energia vitale mai prima apparsa, seppure a lungo profetata: la luce è sinonimo di salvezza, indica la “qualità” della luce, cioè “Dio che salva!”.
Simeone fa così la prima grande professione del 𝑘𝑒𝑟𝑖𝑔𝑚𝑎 della storia cristiana: 𝐺𝑒𝑠𝑢̀ 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜!
Prima di Pietro e degli Apostoli, prima di Paolo e di tutti gli evangelizzatori e martiri di ogni tempo, è Simeone il primo 𝑘𝑒𝑟𝑖𝑔𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜.
Ben lo rappresenta il quadro del pittore olandese 𝐑𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐝𝐭 “𝑆𝑖𝑚𝑒𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜” – che qui pubblichiamo – dipinto nel 1639, nel quale Simeone riconosce il Messia in Gesù: da Lui promana una luce divina che illumina i volti dei presenti.
“𝐿𝑢𝑐𝑒 𝑑𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑒”, diciamo di Gesù nel Credo Niceno – Costantinopolitano, a riassumere quanto espresso da san Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: “𝑉𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑎, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑜” (𝐺𝑣 1, 9).
Che meraviglia!
Gesù entra nel tempio della nostra vita per farsi abbracciare e attende che ciascuno di noi lo proclami 𝐿𝑢𝑐𝑒, come fece Simeone nel Tempio.
Che significa, concretamente, dire: “Gesù è la luce della mia vita”, la luce che può diradare le nebbie che m‘impediscono di vedere, di andare avanti, di dare una visione alla mia vita?
Significa affermare che Gesù è:
Luce nelle tenebre,
Vita nella morte,
Verità nell’errore,
Sapienza nell’ignoranza,
Cammino nella stasi,
Destino nella confusione,
Salvezza nella perdizione,
Gloria nella miseria.
𝐴𝑙𝑙𝑒𝑙𝑢𝑗𝑎!
𝐴𝑏𝑏𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑒!
Non ritardiamo l’opera del Cristo nella vita del mondo.
E si compiano ancora per la Chiesa, che sta nella storia tenebrosa di popoli e culture, le parole del profeta Isaia: “𝑇𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 «𝐶𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒» … 𝐴̀𝑙𝑧𝑎𝑡𝑖, 𝑟𝑖𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑐𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒, 𝑙𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒 𝑏𝑟𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑒. 𝑃𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́, 𝑒𝑐𝑐𝑜, 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑏𝑟𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑝𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑛𝑒𝑏𝑏𝑖𝑎 𝑓𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑣𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑖 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖; 𝑚𝑎 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑙𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝑖𝑔𝑛𝑜𝑟𝑒, 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑢 𝑑𝑖 𝑡𝑒” (𝐼𝑠 60, 14𝑐. 1-2).
Preghiamo.
Idealmente teniamo alta al Cielo, ben visibile, la “candela della fede”, con la quale stiamo nel mondo da credenti.
Preghiamo con le celebri parole ispirate di 𝐬𝐚𝐧 𝐉𝐨𝐡𝐧 𝐇𝐞𝐧𝐫𝐲 𝐍𝐞𝐰𝐦𝐚𝐧𝐧 (1801-1890), “𝐺𝑢𝑖𝑑𝑎𝑚𝑖 𝑇𝑢, 𝐿𝑢𝑐𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖𝑙𝑒”, il Cardinale inglese canonizzato da Papa Francesco nel 2019 e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Leone XIV, esattamente 3 mesi fa.
Newman, allora giovane pastore anglicano, nel tempo della crisi che lo avrebbe fatto approdare alla Chiesa Cattolica, scrisse questa preghiera “in mare”, il 16 giugno 1833, sulla nave che dalla Sicilia lo stava riportando in Inghilterra.
𝐆𝐮𝐢𝐝𝐚𝐦𝐢 𝐓𝐮, 𝐋𝐮𝐜𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢𝐥𝐞
“Guidami Tu, Luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda,
sii Tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii Tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere
ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora,
né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii Tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio;
non ricordare gli anni ormai passati.
Così a lungo la tua forza mi ha benedetto,
e certo mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo
e per poco avevo perduto”.
“Guidami Tu, Luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda,
sii Tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii Tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere
ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora,
né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii Tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio;
non ricordare gli anni ormai passati.
Così a lungo la tua forza mi ha benedetto,
e certo mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo
e per poco avevo perduto”.
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