Festa della Donna 2026

8 MARZO, 2026

๐ด๐‘ข๐‘”๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘Ž ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ๐‘ฃ๐‘– ๐‘™๐‘Ž ๐‘“๐‘’๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘Ž!
๐Ÿ– ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ. ๐†๐ข๐จ๐ซ๐ง๐š๐ญ๐š ๐ˆ๐ง๐ญ๐ž๐ซ๐ง๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐š๐ฅ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐ƒ๐จ๐ง๐ง๐š.
Non riusciamo a dire โ€œ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐…๐ž๐ฆ๐ฆ๐ข๐ง๐šโ€, pur essendo questa una veritร  naturale che abbiamo smesso di affermare.
Perchรฉ? Perchรฉ la parola โ€œfemminaโ€ suscita immediatamente immagini sessiste e discriminatorie; se pronunciata, รจ istintivamente intesa con accenti e rimandi negativi.
โ€œDella donnaโ€ e dunque โ€œdella femminaโ€; della donna in quanto femmina, perchรฉ questo รจ il dato creazionale e creaturale (๐‘๐‘“ ๐บ๐‘’๐‘› 5, 2), che la rende unica, originale, irripetibile; in una sola parola, ebraica: โ€œ๐‘ก๐‘œ๐‘ฃโ€, che tradotta sta per โ€œbella e buonaโ€, insieme, agli occhi di Dio e degli uomini.
Del resto, รจ stato il Movimento Femminista (non Donnista) ad avere strenuamente lottato per il riscatto del femminile, dunque perchรฉ fosse onorata la condizione e la dignitร  della donna.
E allora, con il rispetto che si deve alle parole prima ancora che alle persone, vorrei porre una domanda che apparirร  scomoda, ma che ritengo necessaria: di quale donna parliamo, se abbiamo smesso di parlare della femmina?
Non รจ una provocazione, รจ una โ€œquestione antropologicaโ€, che precede ogni rivendicazione politica, ogni slogan, ogni mimosa.
Proviamo a ben distinguere โ€“ con rigore, se possibile โ€“ come vuole e insegna la Filosofia personalista e come ci invita a fare il Magistero sociale della Chiesa.
E a ragionare, senza paura di essere contrastati e contrariati.
๐น๐‘’๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘Ž รจ la natura. ๐ท๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘Ž รจ la condizione.
La femmina non รจ il corpo inteso come oggetto, non รจ il sesso inteso come funzione.
La femmina รจ un modo โ€œoriginarioโ€ e โ€œprincipialeโ€ di stare al mondo, un modo di essere persona; dunque, non un attributo accidentale che si possa rimuovere, decostruire o trascurare senza perdere qualcosa di essenziale.
Quando ๐ฌ๐š๐ง ๐†๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐š๐จ๐ฅ๐จ ๐ˆ๐ˆ, nella โ€œMulieris Dignitatemโ€ (1988), parlava del โ€œ๐‘”๐‘’๐‘›๐‘–๐‘œ ๐‘“๐‘’๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘–๐‘™๐‘’โ€, non celebrava un ruolo sociale, nรฉ tantomeno confinava la donna entro uno stereotipo domestico: indicava piuttosto una modalitร  specifica di incarnare lโ€™umano radicata nella struttura stessa della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio; una forma essenziale dellโ€™umano, che si manifesta nella corporeitร  ma non si riduce ad essa.
๐’๐š๐ง๐ญ๐š ๐„๐๐ข๐ญ๐ก ๐’๐ญ๐ž๐ข๐ง (copatrona dโ€™Europa con Caterina e Brigida, filosofa, mistica, martire) lo aveva compreso con una luciditร  straordinaria, giร  negli anni Trenta del Novecento: la specificitร  femminile non รจ un limite da superare, ma una risorsa ontologica da comprendere!
Ed รจ qui che si apre la distinzione decisiva: la donna รจ la condizione storica, sociale, giuridica, culturale in cui la femmina si trova a vivere.
รˆ il complesso delle conquiste e delle oppressioni, dei diritti ottenuti e di quelli negati, delle narrazioni imposte e di quelle liberate.
La condizione della donna รจ mutevole, perfettibile, soggetta alla storia.
La femmina, invece, รจ il dato originario, il fondamento naturale senza il quale la parola “donna” perde il suo referente reale.
Una donna senza femmina non รจ donna!
Con franchezza, rispetto e affetto, rivolgo una critica a una certa cultura femminista contemporanea.
Un femminismo che dichiara guerra alla natura per affermare la libertร .
Un femminismo che considera il corpo femminile un costrutto da decostruire, che rifiuta ogni specificitร  in nome di unโ€™uguaglianza intesa come uniformitร .
Un femminismo che, paradossalmente, ha smarrito proprio la donna: ha conservato la parola, ma ne ha svuotato il contenuto; ha difeso una condizione privandola del suo fondamento.
Si pensi, per esemplificare, al passaggio dallโ€™esaltante โ€œlโ€™utero รจ mio e lo gestisco ioโ€ allโ€™aberrante โ€œutero in affittoโ€.
Lโ€™essere femmina non รจ corpo e sesso.
Forse il malinteso piรน grave della modernitร  รจ stato ridurre il femminile al biologico nel momento stesso in cui pretendeva di liberarsene.
Il corpo femminile รจ stato prima oggettivizzato dalla cultura patriarcale, poi mortificato dalla cultura post-moderna, ma in entrambi i casi non รจ mai stato veramente compreso, cioรจ colto nella sua pienezza e interezza di significati antropologici e teologici.
La tradizione cristiana possiede, a riguardo, un patrimonio di pensiero e di idee/ideali che andrebbe riscoperto con urgenza.
In Genesi, la creazione della donna non รจ unโ€™aggiunta tardiva, nรฉ un complemento funzionale: รจ il compimento della creazione stessa.
Lโ€™ebraico โ€œ๐‘’๐‘ง๐‘’๐‘Ÿ ๐‘˜๐‘’๐‘›๐‘’๐‘”๐‘‘๐‘œโ€ (cioรจ โ€œ๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘–๐‘ข๐‘ก๐‘œ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘“๐‘Ÿ๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘’โ€, come scritto in ๐บ๐‘’๐‘› 2, 18) non indica subalternitร , ma reciprocitร  costitutiva.
Senza il femminile, lโ€™umano resta incompiuto. Non moralmente: ontologicamente!
Allora, che cosa celebriamo oggi?
Se lโ€™๐Ÿ– ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ celebra solo la condizione della donna (i diritti conquistati, le battaglie ancora da combattere, le discriminazioni da denunciare) รจ cosa giusta e necessaria, ma non รจ sufficiente. Perchรฉ i diritti senza un fondamento antropologico diventano concessioni
revocabili, veritร  non riconosciute o misconosciute.
Se invece lโ€™๐Ÿ– ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ diventa lโ€™occasione per riscoprire che prima della donna cโ€™รจ la femmina (cioรจ che prima della condizione storica cโ€™รจ una veritร  naturale, un modo di essere persona che nessuna cultura puรฒ inventare e nessuna ideologia dovrebbe negare) allora questa Giornata acquista uno spessore diverso.
Non celebra una categoria sociale, celebra un mistero antropologico.
Alle donne che oggi riceveranno fiori e auguri, il mio invito รจ questo: non accontentateVi dei fiori!
Pretendete che il mondo Vi riconosca e onori per quello che siete, prima ancora che per quello che fate, che potete fare o per quello che la storia Vi ha imposto di essere.
Siete femmine prima che donne!
E in questo โ€œprimaโ€ non cโ€™รจ un giudizio di valore: cโ€™รจ un ordine dellโ€™essere che รจ anche, soprattutto, prima di tutto, un ordine dellโ€™amore.
In ultimo, volendo riassumere le tre condizioni femminili (๐‘”๐‘–๐‘œ๐‘ฃ๐‘Ž๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’, ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘š๐‘Ž๐‘‘๐‘Ÿ๐‘–, ๐‘Ž๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’), il mio pensiero si volge a donne che rappresentano tre Continenti del mondo:
le ๐‘”๐‘–๐‘œ๐‘ฃ๐‘Ž๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ musulmane dellโ€™Iran, uccise a migliaia, per aver cercato di liberarsi da un regime che โ€œin nome di Dioโ€ (?) le ha oppresse e discriminate;
le ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘š๐‘Ž๐‘‘๐‘Ÿ๐‘– cristiane della Nigeria, rapite, violentate e uccise per la loro fede;
le ๐‘Ž๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘›๐‘›๐‘’ ortodosse dellโ€™Ucraina, rimaste sole e isolate dalle loro figlie costrette a scappare e dai loro figli costretti a fare la guerra.
๐๐ฎ๐จ๐ง ๐Ÿ– ๐ฆ๐š๐ซ๐ณ๐จ, con la profonditร  che la donna merita!

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