๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ณ๐จ. ๐๐ข๐จ๐ซ๐ง๐๐ญ๐ ๐๐ง๐ญ๐๐ซ๐ง๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐๐ฅ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐จ๐ง๐ง๐.
Non riusciamo a dire โ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐
๐๐ฆ๐ฆ๐ข๐ง๐โ, pur essendo questa una veritร naturale che abbiamo smesso di affermare.
Perchรฉ? Perchรฉ la parola โfemminaโ suscita immediatamente immagini sessiste e discriminatorie; se pronunciata, รจ istintivamente intesa con accenti e rimandi negativi.
โDella donnaโ e dunque โdella femminaโ; della donna in quanto femmina, perchรฉ questo รจ il dato creazionale e creaturale (๐๐ ๐บ๐๐ 5, 2), che la rende unica, originale, irripetibile; in una sola parola, ebraica: โ๐ก๐๐ฃโ, che tradotta sta per โbella e buonaโ, insieme, agli occhi di Dio e degli uomini.
Del resto, รจ stato il Movimento Femminista (non Donnista) ad avere strenuamente lottato per il riscatto del femminile, dunque perchรฉ fosse onorata la condizione e la dignitร della donna.
E allora, con il rispetto che si deve alle parole prima ancora che alle persone, vorrei porre una domanda che apparirร scomoda, ma che ritengo necessaria: di quale donna parliamo, se abbiamo smesso di parlare della femmina?
Non รจ una provocazione, รจ una โquestione antropologicaโ, che precede ogni rivendicazione politica, ogni slogan, ogni mimosa.
Proviamo a ben distinguere โ con rigore, se possibile โ come vuole e insegna la Filosofia personalista e come ci invita a fare il Magistero sociale della Chiesa.
E a ragionare, senza paura di essere contrastati e contrariati.
๐น๐๐๐๐๐๐ รจ la natura. ๐ท๐๐๐๐ รจ la condizione.
La femmina non รจ il corpo inteso come oggetto, non รจ il sesso inteso come funzione.
La femmina รจ un modo โoriginarioโ e โprincipialeโ di stare al mondo, un modo di essere persona; dunque, non un attributo accidentale che si possa rimuovere, decostruire o trascurare senza perdere qualcosa di essenziale.
Quando ๐ฌ๐๐ง ๐๐ข๐จ๐ฏ๐๐ง๐ง๐ข ๐๐๐จ๐ฅ๐จ ๐๐, nella โMulieris Dignitatemโ (1988), parlava del โ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐โ, non celebrava un ruolo sociale, nรฉ tantomeno confinava la donna entro uno stereotipo domestico: indicava piuttosto una modalitร specifica di incarnare lโumano radicata nella struttura stessa della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio; una forma essenziale dellโumano, che si manifesta nella corporeitร ma non si riduce ad essa.
๐๐๐ง๐ญ๐ ๐๐๐ข๐ญ๐ก ๐๐ญ๐๐ข๐ง (copatrona dโEuropa con Caterina e Brigida, filosofa, mistica, martire) lo aveva compreso con una luciditร straordinaria, giร negli anni Trenta del Novecento: la specificitร femminile non รจ un limite da superare, ma una risorsa ontologica da comprendere!
Ed รจ qui che si apre la distinzione decisiva: la donna รจ la condizione storica, sociale, giuridica, culturale in cui la femmina si trova a vivere.
ร il complesso delle conquiste e delle oppressioni, dei diritti ottenuti e di quelli negati, delle narrazioni imposte e di quelle liberate.
La condizione della donna รจ mutevole, perfettibile, soggetta alla storia.
La femmina, invece, รจ il dato originario, il fondamento naturale senza il quale la parola “donna” perde il suo referente reale.
Una donna senza femmina non รจ donna!
Con franchezza, rispetto e affetto, rivolgo una critica a una certa cultura femminista contemporanea.
Un femminismo che dichiara guerra alla natura per affermare la libertร .
Un femminismo che considera il corpo femminile un costrutto da decostruire, che rifiuta ogni specificitร in nome di unโuguaglianza intesa come uniformitร .
Un femminismo che, paradossalmente, ha smarrito proprio la donna: ha conservato la parola, ma ne ha svuotato il contenuto; ha difeso una condizione privandola del suo fondamento.
Si pensi, per esemplificare, al passaggio dallโesaltante โlโutero รจ mio e lo gestisco ioโ allโaberrante โutero in affittoโ.
Lโessere femmina non รจ corpo e sesso.
Forse il malinteso piรน grave della modernitร รจ stato ridurre il femminile al biologico nel momento stesso in cui pretendeva di liberarsene.
Il corpo femminile รจ stato prima oggettivizzato dalla cultura patriarcale, poi mortificato dalla cultura post-moderna, ma in entrambi i casi non รจ mai stato veramente compreso, cioรจ colto nella sua pienezza e interezza di significati antropologici e teologici.
La tradizione cristiana possiede, a riguardo, un patrimonio di pensiero e di idee/ideali che andrebbe riscoperto con urgenza.
In Genesi, la creazione della donna non รจ unโaggiunta tardiva, nรฉ un complemento funzionale: รจ il compimento della creazione stessa.
Lโebraico โ๐๐ง๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐โ (cioรจ โ๐โ๐๐๐ข๐ก๐ ๐โ๐ ๐ ๐ก๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ก๐โ, come scritto in ๐บ๐๐ 2, 18) non indica subalternitร , ma reciprocitร costitutiva.
Senza il femminile, lโumano resta incompiuto. Non moralmente: ontologicamente!
Allora, che cosa celebriamo oggi?
Se lโ๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ณ๐จ celebra solo la condizione della donna (i diritti conquistati, le battaglie ancora da combattere, le discriminazioni da denunciare) รจ cosa giusta e necessaria, ma non รจ sufficiente. Perchรฉ i diritti senza un fondamento antropologico diventano concessioni
revocabili, veritร non riconosciute o misconosciute.
Se invece lโ๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ณ๐จ diventa lโoccasione per riscoprire che prima della donna cโรจ la femmina (cioรจ che prima della condizione storica cโรจ una veritร naturale, un modo di essere persona che nessuna cultura puรฒ inventare e nessuna ideologia dovrebbe negare) allora questa Giornata acquista uno spessore diverso.
Non celebra una categoria sociale, celebra un mistero antropologico.
Alle donne che oggi riceveranno fiori e auguri, il mio invito รจ questo: non accontentateVi dei fiori!
Pretendete che il mondo Vi riconosca e onori per quello che siete, prima ancora che per quello che fate, che potete fare o per quello che la storia Vi ha imposto di essere.
Siete femmine prima che donne!
E in questo โprimaโ non cโรจ un giudizio di valore: cโรจ un ordine dellโessere che รจ anche, soprattutto, prima di tutto, un ordine dellโamore.
In ultimo, volendo riassumere le tre condizioni femminili (๐๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐๐๐, ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐, ๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐), il mio pensiero si volge a donne che rappresentano tre Continenti del mondo:
le ๐๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ musulmane dellโIran, uccise a migliaia, per aver cercato di liberarsi da un regime che โin nome di Dioโ (?) le ha oppresse e discriminate;
le ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ cristiane della Nigeria, rapite, violentate e uccise per la loro fede;
le ๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ortodosse dellโUcraina, rimaste sole e isolate dalle loro figlie costrette a scappare e dai loro figli costretti a fare la guerra.
๐๐ฎ๐จ๐ง ๐ ๐ฆ๐๐ซ๐ณ๐จ, con la profonditร che la donna merita!