Giorno di San Valentino 2026

14 FEBBRAIO, 2026

𝐅𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐄𝐃𝐈𝐂𝐀𝐓𝐀 𝐀𝐋𝐋’𝐀𝐌𝐀𝐑𝐄
“𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒!” (1 𝐺𝑣 4, 16).
In tutto il mondo oggi è festa. In nome dell’amore. Festa dell’amore, una festa sempre più “commerciale” che religiosa.
Sì, oggi festeggiamo l’amore, anche se si onorano più gli “innamorati” (con regali e premi) che l’”innamoramento”, quel processo spirituale e non materiale che unisce le persone in forza di un atteggiamento intimo, profondo, libero, liberante, puro, disinteressato, unificante, che con una parola chiamiamo “amore”.
In realtà, oggi dovremmo celebrare più la festa dell’amare che dell’amore.
E chiederci se è davvero “amore” quello che si scambiamo nelle nostre relazioni umane.
Perché, per denominare la festa odierna, si mette in mezzo un santo, italiano, il vescovo e martire 𝐒𝐚𝐧 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐞𝐫𝐧𝐢 (+ 14 febbraio 273)?
Perché fu il Papa Gelasio I, alla fine del V secolo, a volere una festa dedicata all’amore, ponendola sotto l’egida di San Valentino, da allora denominato il “protettore degli innamorati”.
𝐀𝐦𝐚𝐫𝐞.
Il martirio di San Valentino attesta quanto sia difficile rimanere fedeli nell’amore e quanto il soffrire sia parte integrante dell’amare.
Sbaglia chi pensa che l’amare non abbia un “costo”, che sia una gratuita soddisfazione.
Sbaglia chi pensa all’amore come a un mero sentimento, ridotto, come le “borse finanziarie”, ai “su e giù” del successo, del gradimento e delle (non) corrispondenze.
𝐀𝐦𝐚𝐫𝐞.
Chi potrà mai parlarne in modo ultimativo?
Chi potrà mai dirsi esperto in questa straordinaria “arte”?
E poi, quante facce ha l’amore? Quanti esiti, quante premesse, quante attuazioni?
E chi potrà mai delinearne i reali limiti, le opportunità e i confini ultimi?
Saremo sempre dei principianti e dei proficienti nell’amare in nome dell’amore.
“𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒!” (1 𝐺𝑣 4, 16), sentenzia san Giovanni, invitandoci a guardare a Lui per imparare ad amare, per comprendere “le sorgenti” dell’amore.
𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 commenterà: “«𝐷𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒» (1 𝐺𝑣 4, 9). 𝐶ℎ𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 ℎ𝑎 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒? 𝐶ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 ℎ𝑎? 𝐶ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 ℎ𝑎? 𝐶ℎ𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑑𝑖 ℎ𝑎? 𝐶ℎ𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖 ℎ𝑎? 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑙𝑜 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑑𝑖𝑟𝑒… 𝐶ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑜 𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜. 𝑇𝑢, 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒, 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑒𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑛 𝑡𝑒; 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑛 𝑡𝑒” (𝐶𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑛 𝐺𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑛𝑖, 7, 10).
𝐀𝐦𝐚𝐫𝐞.
La volontà sovrana di Dio è che gli uomini si amino vicendevolmente, ma non con un amore qualunque e qualunquista, ma con il Suo amore.
«𝐴𝑚𝑎𝑡𝑒𝑣𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑛𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 “𝑐𝑜𝑚𝑒” 𝑖𝑜 ℎ𝑜 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜 𝑣𝑜𝑖» (𝐺𝑣 13, 34).
Noi, un giorno, saremo giudicati quanto all’amare, più che all’amore.
Il dettato è chiaro, Gesù è lapidario nell’affermarlo: «”𝐴𝑚𝑒𝑟𝑎𝑖 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑡𝑢𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑡𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜”. 𝑁𝑜𝑛 𝑐’𝑒̀ 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜» (𝑀𝑐 12, 29-31).
Sì, ciò che rimarrà in eterno è l’amore, quello che saremo stati capaci di dare (non di ricevere).
𝐀𝐦𝐚𝐫𝐞.
Ogni creatura che vive sotto il Cielo è una storia d’amore.
Tutti gli uomini e le donne che calpestano la terra sono chiamati ad amare, per quello che sono, per la loro “natura amorosa”, per il loro destino d’amore.
Scriveva saggiamente 𝐕𝐢𝐜𝐭𝐨𝐫 𝐇𝐮𝐠𝐨: “𝐿𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑟𝑒𝑚𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑒̀, 𝑜 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜, 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑒̀” (𝐼 𝑚𝑖𝑠𝑒𝑟𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖).
Il tempo corrente vive un dramma crescente, forse il più letale al mondo: il dramma del “non amare”, già nelle case, nei rapporti parentali e amicali, nella vita sociale e relazionale, nelle culture e nelle tendenze di pensiero; dunque, nella vita delle famiglie, delle comunità, dei popoli.
Ora, fuori dall’amore non c’è umanità, non c’è società, non c’è storia, perché niente può trovare senso, armonia, decoro, futuro fuori dall’amore.
𝐀𝐦𝐚𝐫𝐞.
Dove impariamo ad amare?
Dove cresciamo nella dinamica dell’amare, ma “alla divina”, cioè alla maniera di Dio, di un Dio che ci ha insegnato ad amare, che si è fatto “dono”, che si è fatto “uno” con l’uomo pur di guadagnarlo al Suo amore, l’amore con il quale possiamo veramente amare ed essere amati, realizzando pienamente la nostra umanità nel vero esodo dal “mio” al “tuo”?
Ad amare s’impara amando!
Ad amare s’impara coltivando la bontà, le buone maniere, la gentilezza, la prodigalità, la premura verso l’altro, la cordialità, la generosità.
La Festa di San Valentino ci permetta di fare una “cardiognosi”, cioè “un esame del cuore”, per vedere se davvero siamo 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑎 𝑑𝑎𝑟𝑒.
Auguri a tutti coloro che credono che “Dio-amore” è la sorgente di ogni vero amore !
Auguri a quanti amano e non si arrendono nell’amare!
Auguri a tutti coloro che, caduti, si rimettono in piedi e ricominciano ad amare!
Auguri a quanti oggi ritrovano le ragioni della vita, che sono nell’amare!

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