Santa Pasqua 2026

5 APRILE, 2026

«Non è qui. È risorto, come aveva detto» (Mt 28, 6)

Sono le parole dell’Angelo alle donne accorse al sepolcro, all’alba del primo giorno della settimana. Racconta Matteo che l’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto» (Mt 28, 5-6).

Parole che sono, insieme, un rimprovero dolce e una rivelazione sconvolgente: il sepolcro è vuoto! Gesù non è qui! È risorto!

«Non è qui. È risorto, come aveva detto».

Come aveva detto. L’Angelo rimanda alla parola di Gesù, alla Sua promessa, alla Sua profezia: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (cf Mt 16, 21).

Gesù l’aveva detto, e si è compiuto. La Sua parola non è tornata indietro, vuota (cf Is 55, 11): ha squarciato la pietra del sepolcro, ha vinto la morte, ha inaugurato il mondo nuovo!

Questa è la notizia che cambia la storia. Non una teoria filosofica, non un’utopia politica, non un mito consolatorio: un fatto. Il più reale, il più documentato, il più trasformante dei fatti.

Un uomo crocifisso, morto e sepolto, è uscito dal sepolcro vivo, e da quel mattino di duemila anni fa nulla è più come prima!

«Non è qui. È risorto, come aveva detto».

Ma noi, dove cerchiamo il Risorto?

Lo cerchiamo tra i morti quando affidiamo la nostra speranza alle ideologie che hanno fallito.

Lo cerchiamo tra i morti quando pensiamo che la violenza possa risolvere i conflitti.

Lo cerchiamo tra i morti quando rincorriamo la felicità nelle cose che passano.

Lo cerchiamo tra i morti quando viviamo come se Dio non esistesse, come se la risurrezione fosse una favola e la croce un maledetto incidente di percorso.

Gesù è vivo!

E se è vivo, tutto è possibile: la pace là dove regna la guerra, il perdono là dove imperversa l’odio, la giustizia là dove domina la sopraffazione, la vita là dove la morte sembra avere l’ultima parola.

«Non è qui. È risorto, come aveva detto».

Cantava Romano il Melode, il più grande poeta della Chiesa d’Oriente, nel suo celebre Kontakion pasquale: «L’Ade regnava sopra i mortali, ma non per sempre. Tu, o Potente, deposto nel sepolcro, hai squarciato con mano vivifica i catenacci della morte e hai annunziato la vera liberazione a coloro che da secoli vi dormivano» (Kontakion 40, «Sulla Risurrezione»).

E sant’Agostino: «Cristo è risorto: la morte ha perso la sua preda; e chi crede in Lui non perirà, ma avrà la vita eterna» (in «Discorso» 233, 4).

Parole decisive, queste, che sono il cuore pulsante della nostra fede.

Pasqua di Risurrezione di Gesù.

A Voi tutti, amici e fratelli che mi seguite su questo canale Facebook, vorrei rivolgere un augurio pasquale.

In un tempo segnato da guerre, da paure, da solitudini, la Risurrezione di Gesù ci consegna una certezza incrollabile: l’amore è più forte della morte, la luce più forte delle tenebre, la speranza più forte della disperazione.

Con la Risurrezione di Gesù tutto può cambiare, tutto deve cambiare! In noi e attorno a noi.

Auguri!

A ciascuno di Voi.

Ai Vostri familiari e alle persone care che portate nel cuore.

Ai fratelli e alle sorelle che camminano con noi nella fede.

Agli amici e anche ai nemici, perché la Pasqua converta ogni cuore.

A quanti soffrono: nelle guerre, nelle prigioni, negli ospedali, nei luoghi di povertà e di abbandono.

A quanti portate nelle Vostre preghiere.

Alleluia! Gesù è il Signore, il Salvatore, il Vivente!

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