Settimana Santa 2026
Domenica delle Palme
29 MARZO, 2026
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?» (𝑀𝑡 21, 10)

𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚
Giorni in cui la storia si arresta dinanzi all’Eterno.
Giorni in cui il Cielo si abbassa fino a toccare le nostre carni ferite.
Giorni in cui il dolore del mondo incontra la misericordia di Dio.
Giorni in cui la fede si misura non con le parole, ma con il silenzio che adora il Mistero.
Giorni che non appartengono al calendario, ma all’eternità.
Giorni in cui desiderare fortemente la pace, come vessillo di vittoria della vita sulla morte.
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Racconta l’evangelista Matteo che quando Gesù entrò a Gerusalemme, «𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑓𝑢 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑎𝑔𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒» e tutti si domandavano: «𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?» (𝑀𝑡 21, 10)
Una domanda che attraversa i secoli e che oggi, in quest’ora drammatica della storia, risuona con un’urgenza che toglie il fiato.
Chi è quest’uomo che entra nella Città Santa non su un carro di guerra, ma su un asino?
Chi è costui che non porta armi, non comanda eserciti, non promette vendette, eppure fa tremare i potenti e agitare le folle?
Chi è costui che sceglie la mitezza come forma di regalità, in un mondo che conosce solo il linguaggio della forza?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
La folla risponde: «𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑡𝑎 𝐺𝑒𝑠𝑢̀, 𝑑𝑎 𝑁𝑎̀𝑧𝑎𝑟𝑒𝑡 𝑑𝑖 𝐺𝑎𝑙𝑖𝑙𝑒𝑎» (𝑀𝑡 21, 11).
Un profeta! Non un re secondo il mondo, non un condottiero, non un rivoluzionario armato: un profeta.
Un profeta, uno che parla in nome di Dio, che annuncia la verità, che denuncia l’ingiustizia, che consola gli afflitti e inquieta i potenti.
Ma il mondo, oggi, vuole ancora ascoltare i profeti? Vuole ancora lasciarsi agitare dalla domanda: «Chi è costui?»?
O preferisce scorrere oltre, come si scorre un’immagine sullo schermo, senza fermarsi, senza interrogarsi, senza convertirsi?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Questa domanda “grida” dalle pietre di Gerusalemme, città amata e contesa, dove il sangue continua ancora a bagnare i luoghi della redenzione.
Grida dalle città ucraine, devastate da una guerra che ha rubato la pace al cuore dell’Europa.
Grida dal Sudan, dal Congo, dal Myanmar, da tante, troppe terre dimenticate, dove milioni di innocenti patiscono senza che il mondo se ne curi.
𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐗𝐈𝐕, inaugurando il suo Pontificato, ha consegnato alla Chiesa e al mondo una parola profetica: «𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞».
Disarmata, perché rinuncia alla violenza come strumento.
Disarmante, perché scioglie le corazze dell’odio con la forza dell’amore.
Non è forse questa la pace del Cristo che entra a Gerusalemme cavalcando un asino e non un destriero da battaglia?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Scriveva 𝐬𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨: «𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑢𝑚𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑏𝑖𝑎. 𝐸̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑖. 𝐸̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑎𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑖» (in «Commento ai Salmi», 18, 2).
E 𝐬𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐦𝐨 così ammoniva: «𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑠𝑖𝑛𝑜: 𝑒̀ 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑡𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑚𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑖𝑙 𝑅𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑢𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜» (in «Omelie sul Vangelo di Matteo», 66, 3).
Parole grandi, queste, che dicono quanto la regalità di Cristo sia incomprensibile al mondo e sia salvifica per l’umanità.
𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚
Care sorelle, cari fratelli, cari amici,
entriamo in questa Settimana Santa lasciandoci agitare da questa domanda: «𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Non evitiamola, non anestetizziamola, non riduciamola a un rito svuotato di senso.
Chiediamolo a noi stessi, con la sincerità dei cercatori e l’umiltà dei pellegrini: chi è Gesù per me, oggi, all’inizio di questa Settimana Santa?
La folla di Gerusalemme acclamò Gesù con le palme e, pochi giorni dopo, gridò «𝐶𝑟𝑜𝑐𝑖𝑓𝑖𝑔𝑔𝑖𝑙𝑜!» (Mt 27, 23).
Che la nostra risposta sia diversa. Che sia duratura. Che sia vera!
Buona 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚!
Fatta di domande vere… e di risposte sincere, che possono cambiare la vita..
Giorni in cui la storia si arresta dinanzi all’Eterno.
Giorni in cui il Cielo si abbassa fino a toccare le nostre carni ferite.
Giorni in cui il dolore del mondo incontra la misericordia di Dio.
Giorni in cui la fede si misura non con le parole, ma con il silenzio che adora il Mistero.
Giorni che non appartengono al calendario, ma all’eternità.
Giorni in cui desiderare fortemente la pace, come vessillo di vittoria della vita sulla morte.
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Racconta l’evangelista Matteo che quando Gesù entrò a Gerusalemme, «𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑓𝑢 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑎𝑔𝑖𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒» e tutti si domandavano: «𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?» (𝑀𝑡 21, 10)
Una domanda che attraversa i secoli e che oggi, in quest’ora drammatica della storia, risuona con un’urgenza che toglie il fiato.
Chi è quest’uomo che entra nella Città Santa non su un carro di guerra, ma su un asino?
Chi è costui che non porta armi, non comanda eserciti, non promette vendette, eppure fa tremare i potenti e agitare le folle?
Chi è costui che sceglie la mitezza come forma di regalità, in un mondo che conosce solo il linguaggio della forza?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
La folla risponde: «𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑡𝑎 𝐺𝑒𝑠𝑢̀, 𝑑𝑎 𝑁𝑎̀𝑧𝑎𝑟𝑒𝑡 𝑑𝑖 𝐺𝑎𝑙𝑖𝑙𝑒𝑎» (𝑀𝑡 21, 11).
Un profeta! Non un re secondo il mondo, non un condottiero, non un rivoluzionario armato: un profeta.
Un profeta, uno che parla in nome di Dio, che annuncia la verità, che denuncia l’ingiustizia, che consola gli afflitti e inquieta i potenti.
Ma il mondo, oggi, vuole ancora ascoltare i profeti? Vuole ancora lasciarsi agitare dalla domanda: «Chi è costui?»?
O preferisce scorrere oltre, come si scorre un’immagine sullo schermo, senza fermarsi, senza interrogarsi, senza convertirsi?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Questa domanda “grida” dalle pietre di Gerusalemme, città amata e contesa, dove il sangue continua ancora a bagnare i luoghi della redenzione.
Grida dalle città ucraine, devastate da una guerra che ha rubato la pace al cuore dell’Europa.
Grida dal Sudan, dal Congo, dal Myanmar, da tante, troppe terre dimenticate, dove milioni di innocenti patiscono senza che il mondo se ne curi.
𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐞 𝐗𝐈𝐕, inaugurando il suo Pontificato, ha consegnato alla Chiesa e al mondo una parola profetica: «𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐫𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞».
Disarmata, perché rinuncia alla violenza come strumento.
Disarmante, perché scioglie le corazze dell’odio con la forza dell’amore.
Non è forse questa la pace del Cristo che entra a Gerusalemme cavalcando un asino e non un destriero da battaglia?
«𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Scriveva 𝐬𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨: «𝐶𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑢𝑚𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑒𝑟𝑏𝑖𝑎. 𝐸̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑖. 𝐸̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑎𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑖» (in «Commento ai Salmi», 18, 2).
E 𝐬𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐦𝐨 così ammoniva: «𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑠𝑖𝑛𝑜: 𝑒̀ 𝑠𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑡𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑚𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑖𝑙 𝑅𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑢𝑛𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜» (in «Omelie sul Vangelo di Matteo», 66, 3).
Parole grandi, queste, che dicono quanto la regalità di Cristo sia incomprensibile al mondo e sia salvifica per l’umanità.
𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚
Care sorelle, cari fratelli, cari amici,
entriamo in questa Settimana Santa lasciandoci agitare da questa domanda: «𝐶ℎ𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑢𝑖?»
Non evitiamola, non anestetizziamola, non riduciamola a un rito svuotato di senso.
Chiediamolo a noi stessi, con la sincerità dei cercatori e l’umiltà dei pellegrini: chi è Gesù per me, oggi, all’inizio di questa Settimana Santa?
La folla di Gerusalemme acclamò Gesù con le palme e, pochi giorni dopo, gridò «𝐶𝑟𝑜𝑐𝑖𝑓𝑖𝑔𝑔𝑖𝑙𝑜!» (Mt 27, 23).
Che la nostra risposta sia diversa. Che sia duratura. Che sia vera!
Buona 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚!
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