Triduo Pasquale 2026
Giovedì Santo
2 APRILE, 2026
«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13, 34).

È sera. L’ultima sera di Gesù con i Suoi prima della croce.
Nel Cenacolo di Gerusalemme, in quella stanza al piano superiore che diventerà la culla della Chiesa, Gesù compie i gesti che cambieranno per sempre la storia: lava i piedi ai discepoli – «se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (Gv 13, 14) – e spezza il pane facendosi Eucaristia – «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo» (Mt 26, 26) –.
E nel cuore di questa sera Gesù consegna il Suo testamento: non un documento, non un’eredità materiale, ma una parola che pesa più di ogni trattato e di ogni legge.
«Vi do un comandamento nuovo».
Nuovo. Non uno dei tanti, non una ripetizione dell’antico, non un aggiornamento della Torah: nuovo. La novità non sta nel comandare l’amore – già l’Antico Testamento lo prescriveva – ma nella misura: «Come io ho amato voi».
La misura dell’amore cristiano è l’amore di Cristo. E l’amore di Cristo non ha misura: lava i piedi al traditore, spezza il proprio corpo per chi Lo abbandonerà, muore per chi Lo rinnega.
Viviamo un tempo in cui la parola «amore» è pronunciata con facilità e praticata con avarizia.
Un tempo in cui ci si ama a condizione, a tempo determinato, fino a prova contraria.
Un tempo in cui gli arsenali si riempiono e le coscienze si svuotano, in cui si invoca la pace preparando la guerra, si negozia la pace contando i morti.
«Vi do un comandamento nuovo».
L’amore di cui parla Gesù è rivoluzionario nel suo sentire, uno stravolgimento dei luoghi comuni. Gesù si presenta nel Cenacolo con un catino d’acqua e un asciugamano.
Nel Cenacolo l’amore vince con la forza del servire e non con il servizio della forza: Gesù vanifica l’odio del mondo con il dono totale di sé.
Nel Cenacolo, Gesù si fa Eucaristia.
Si fa pane: un pane che non si consuma ma che consuma in noi tutto ciò che non è amore; un pane che non divide ma unisce; un pane che non si accaparra ma si dona; un pane che non si conserva per sé ma si spezza per tutti: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo» (Mt 26, 26).
«Vi do un comandamento nuovo».
Scriveva sant’Agostino: «Questo è il comandamento che contiene tutti i comandamenti. Dove c’è amore, che cosa può mancare? Dove non c’è amore, che cosa può giovare?» (in «Omelie sulla Prima Lettera di Giovanni», 10, 3).
E san Giovanni Crisostomo aggiungeva: «L’Eucaristia è il sacramento dell’amore nuovo, perché in essa il Signore fa di molti un solo corpo, e dove c’è unità non può regnare l’odio» (in «Omelie sulla Prima Lettera ai Corinzi», 24, 2).
Parole decisive, queste, che dicono quanto l’Eucaristia non sia un rito da consumare, ma un amore da diventare.
Giovedì Santo
Questa sera, adorando il Santissimo Sacramento, portiamo a Gesù Eucaristia le guerre del mondo, le divisioni delle famiglie, le lacerazioni delle comunità, i tradimenti dell’amore.
Adorando il Santissimo Sacramento genuflettiamo tutte le nostre superbie, le nostre arroganze, le nostre durezze, le nostre opposizioni, le nostre idolatrie.
E preghiamo:
“Signore Gesù, Tu che nella notte del tradimento hai scelto di lavarci i piedi e di nutrirci con il Tuo corpo, insegnaci l’amore nuovo.
Manda il Tuo Spirito perché ci insegni ad amare e ci conduca al comandamento nuovo dell’amore. L’amore che non calcola e non si risparmia. L’amore che non si compra con le armi, ma si conquista con il servizio. L’amore che è l’unica legge degna dell’uomo”.
Adoriamo! Adoriamo il Dio dell’amore nuovo, il Pane che sfama la nostra fame di pace, di giustizia, di fraternità.
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