Triduo Pasquale 2026
Sabato Santo

4 APRILE, 2026

«Lo depose nel suo sepolcro nuovo» (Mt 27, 60)

Il Sabato Santo è il giorno più “strano” della fede cristiana.

È il giorno in cui Dio tace.

È il giorno in cui il Verbo, che ha creato il mondo con la Sua parola, giace muto in un sepolcro.

È il giorno sospeso tra la morte e la vita, tra il Venerdì della crocifissione e la Domenica della risurrezione.

È il giorno della grande attesa.

L’evangelista Matteo racconta che a prendersi cura del corpo di Gesù fu Giuseppe d’Arimatea, «uomo ricco… discepolo di Gesù» (Mt 27, 57), che «avvoltolo in un lenzuolo pulito, lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò» (Mt 27, 59-60).

«Lo depose nel suo sepolcro nuovo».

Nuovo. Il sepolcro è nuovo. Mai usato prima.

Questa annotazione, che potrebbe sembrare un dettaglio cronachistico, è in realtà una rivelazione teologica: ciò che accadrà in quel sepolcro non è mai accaduto prima nella storia del mondo!

Nessuno è mai risorto da una tomba. Nessun morto ha mai spezzato la pietra della morte dall’interno. Il sepolcro è nuovo perché nuova sarà la vita che ne uscirà.

Eppure, in quest’ora, il sepolcro è chiuso. La pietra è stata rotolata. Le guardie vegliano (cf Mt 27, 62-66). Tutto sembra finito. I discepoli sono dispersi, Pietro piange il suo tradimento, la Madre veglia nel silenzio. Il mondo continua a girare come se nulla fosse accaduto.

«Lo depose nel suo sepolcro nuovo».

Quanti «sabati santi» conosce la nostra vita!

Quanti giorni di attesa, di silenzio, di apparente sconfitta!

Quante volte ci siamo sentiti sepolti dalle circostanze, schiacciati dal peso delle prove, chiusi dietro una pietra che sembrava inamovibile!

E quanti «sabati santi» conosce la storia del mondo, in quest’ora: popoli interi che vivono nella notte dell’oppressione; comunità cristiane perseguitate che attendono un’alba che tarda a venire; famiglie spezzate dal dolore che cercano una ragione per sperare ancora.

«Lo depose nel suo sepolcro nuovo».

Ma nessuno accomodi Gesù come un morto nelle tombe delle proprie paure, delle proprie recessioni, delle proprie fughe: Gesù può solo risorgere! Gesù sa solo risorgere!

Contemplare Gesù in un sepolcro significa invocare la Sua risurrezione, preparare la Sua salvezza in ogni nostro punto di morte.

Scriveva san Gregorio di Nissa: «Il grande Sabato è il giorno in cui il Creatore del mondo riposa dalla Sua opera di nuova creazione. Il primo sabato Dio riposò dopo aver creato il mondo; in questo secondo sabato, Dio riposa dopo averlo salvato» (in «Omelia sulla Pasqua»).

E sant’Agostino, con straordinaria potenza: «Cristo dormì nel sepolcro, ma la Sua morte fu la morte della morte» (in «Commento ai Salmi», 3, 5).

Parole profonde, queste, che dicono quanto il silenzio di Dio non sia mai assenza, ma gestazione di vita nuova.

Sabato Santo

Nel silenzio del Sabato Santo permettiamo allo Spirito Santo di visitarci, di fare di questo giorno la grande attesa della vittoria di Gesù.

Permettiamo al Signore di riempire i nostri silenzi di parole ultime e definitive, di colmare i nostri vuoti, di rianimare le nostre speranze.

Preghiamo:

“Signore Gesù, nel silenzio di questo sabato, visita i nostri sepolcri.
Discendi nelle profondità delle nostre angosce e prendici per mano.
Trasforma la nostra attesa in speranza e la nostra speranza in certezza.
Che il nostro sepolcro sia sempre nuovo; nuovo di quella novità che solo la Tua risurrezione può donare”.

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